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Voltaire
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mwbgVoltaire (pronunciato in italiano /volˈtɛr/cite-ref-1[1]; in francese [vɔltɛːʀ]), pseudonimo di François-Marie Arouet ([fʀɑ̃swa maʀi aʀwɛ]; Parigi, 21 novembre 1694cite-ref-2[2] – Parigi, 30 maggio 1778), è stato un filosofo, drammaturgo, storico, scrittore e poeta francese, nonché aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista.

Il nome di Voltaire è legato al movimento culturale dell'mweqilluminismo, una corrente di pensiero del '700, di cui fu uno degli animatori e degli esponenti principali insieme a mwegMontesquieu, mwewRousseau, mwfaDiderot, mwfqd'Alembert, mwfgd'Holbach e mwfwdu Châtelet, tutti gravitanti attorno all'ambiente dellmwga'mwgqmwggEncyclopédie.cite-ref-3[3] La vasta produzione letteraria di Voltaire si caratterizza per l'mwhwironia, la chiarezza dello stile, la vivacità dei toni, la scorrevolezza e la polemica contro le ingiustizie e le mwiasuperstizioni.cite-ref-4[4]cite-ref-5[5] mwkqDeista,cite-ref-6[6] cioè seguace della religione naturale che vede la divinità come estranea al mondo e alla storia, ma mwlgscettico, fortemente mwlwanticlericale e mwmalaico, Voltaire è considerato uno dei principali ispiratori del pensiero mwmqrazionalista e mwmgnon religioso moderno.cite-ref-7[7]cite-ref-8[8] Fu un aperto sostenitore delle mwowlibertà civili, delle riforme, della mwpamonarchia costituzionale e dell'mwpqassolutismo illuminato.

Le idee e le opere di Voltaire, così come quelle degli altri illuministi, hanno ispirato e influenzato moltissimi pensatori, politici e mwpwintellettuali contemporanei e successivi e ancora oggi sono molto diffuse. In particolare hanno influenzato i protagonisti della mwqarivoluzione americana, come mwqqBenjamin Franklin e mwqgThomas Jefferson, e di quella mwqwfrancese, come mwraJean Sylvain Bailly (che tenne una proficua mwrqcorrispondenza epistolare con Voltaire), mwrgCondorcet (anche lui enciclopedista) e in parte mwrwRobespierre,cite-ref-9[9]cite-ref-10[10] oltre che molti altri filosofi come mwuaCesare Beccaria,cite-ref-11[11] mwvqKarl Marxcite-ref-12[12] e mwwgFriedrich Nietzsche.cite-ref-13[13]

Dal 1755 al 1778 risiedette nella località di Ferney, che da lui ha preso il nome odierno (mwyaFerney-Voltaire).

Contents

Cinema
Note

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Biografia

Inizi (1694–1716)

François-Marie Arouet nacque il 21 novembre mwaq1694 a mwagParigi in una famiglia appartenente alla ricca mwawborghesia. Come lo stesso pensatore sostenne a più riprese, la data di nascita riferitaci dai registri di battesimo – che lo collocano al 22 novembre e affermano che il futuro scrittore nacque il giorno prima – potrebbe essere falsa: a causa di gravi problemi di salute il battesimo sarebbe infatti stato rimandato di ben nove mesi; egli affermò infatti di essere nato il 20 febbraio 1694 a mwbaChâtenay-Malabry.cite-ref-14[14] Poiché tuttavia la prassi vuole che in caso di pericolo per il bambino il battesimo venga impartito immediatamente, occorre ritenere che, se ritardo vi fu, esso sia dipeso da altre ragioni. Il padre François Arouet (mwcq1649-mwcg1722), mwcwavvocato, era anche un ricco mwdanotaio, mwdqmwdgconseiller du roi, alto mwdwfunzionario fiscale e fervente mweagiansenista, mentre la madre, Marie Marguerite d'Aumart (mweq1660-mweg1701), era appartenente a una famiglia vicina alla nobiltà. Il fratello maggiore Armand (1685–1745), avvocato al Parlamento, poi successore del padre come mwewreceveur des épices, era molto inserito nell'ambiente giansenista all'epoca della fronda contro la mwfaBolla mwfqUnigenitus e del mwfgdiacono Pâris, i cui seguaci più fanatici erano detti mwfwmwgaconvulsionari. La sorella, Marie Arouet (1686–1726), l'unica persona della famiglia che fu affezionata a Voltaire, sposò Pierre François Mignot, correttore presso la mwgqChambre des comptes, e fu la madre dell'abate Mignot, che giocò un ruolo importante alla morte di Voltaire, e di mwggMarie Louise, la futura mwgwMadame Denis, che condividerà una parte della vita dello scrittore come sua mwhaconcubina.

Originario dell'Haut-mwhgPoitou, precisamente di mwhwSaint-Loup, piccola località situata nell'attuale dipartimento mwiaDeux-Sèvres, François si trasferì a Parigi nel 1675 e si sposò nel 1683. Voltaire fu l'ultimo di cinque figli: il primogenito Armand-François morì tuttavia ancora piccolo, nel 1684, e stessa sorte toccò cinque anni più tardi al fratello Robert. Il citato Armand vide la luce nel 1685, mentre l'unica femmina, Marguerite-Catherine, nacque nel 1686.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16] Voltaire perse la madre a soli 7 anni e venne cresciuto dal padre con cui avrà sempre un rapporto molto conflittuale.cite-ref-homolaicus-17-0[17] Indicativo di ciò è il fatto che Voltaire si vantava (a torto o a ragione) di essere un figlio illegittimo.cite-ref-18[18] Nel caso in cui fosse realmente figlio illegittimo, si potrebbe facilmente spiegare il ritardato battesimo, dovuto ad una possibile riluttanza del padre a riconoscerlo. Voltaire sosteneva che il suo vero padre fosse un tale Roquebrune, "mwmqmoschettiere, mwmgufficiale, autore e uomo di spirito".cite-ref-19[19]

Nell'ottobre mwoa1704 entrò al rinomato collegio gesuita mwoqmwogLouis-le-Grand. In questo periodo il giovane Voltaire dimostrò una spiccata inclinazione per gli studi umanistici, soprattutto mwowretorica e mwpafilosofia. Benché destinato a essere molto critico nei confronti dei gesuiti, Voltaire poté beneficiare dell'intensa vita intellettuale del collegio.cite-ref-20[20] L'amore per le lettere fu favorito in particolare da due maestri. Nei confronti del padre mwqqRené-Joseph de Tournemine, erudito direttore del principale giornale dei Gesuiti – le mwqgMémoires de Trévoux – con cui avrebbe avuto qualche dissidio in materia di ortodossia religiosa, nutrì sempre gratitudine e stima.cite-ref-21[21] Con il professore di retorica, il padre Charles Porée, l'adolescente strinse un'amicizia anche più intensa e altrettanto duratura; l'ecclesiastico, che fu maestro di illustri pensatori quali mwrwHelvétius e mwsaDiderot, era inoltre molto attivo in ambito letterario. Porée licenziò un'ampia produzione di poesie, oratori, saggi e canovacci teatrali, messi in scena, questi ultimi, nello stesso Collegio, dove il grande interesse per il teatro mise subito Voltaire a contatto con un'arte che avrebbe praticato lungo tutta la sua carriera.cite-ref-22[22] Qualche mese prima di morire, verso gli 85 anni, la famosa cortigiana e protettrice delle arti mwtqNinon de Lenclos si fece presentare il giovane Arouet (la Lenclos era cliente del padre che si era occupato dei suoi affari come notaio), allora circa undicennecite-ref-23[23] e, colpita dalle sue capacità, nel suo testamento gli lasciò 2mwug 000 mwuwlire tornesi (l'equivalente di 7800mwva € del 2008)cite-ref-24[24] affinché potesse acquistarsi dei libri; si trattava di una discreta somma per l'epoca (in effetti, all'inizio del XVIII secolo, come nota il mwwqmaresciallo Vauban sulla mwwgDîme royale, un semplice lavoratore a giornata guadagnava meno di 300 lire all'anno).

Nel collegio raggiunse un'approfondita conoscenza del mwxalatino, tramite la lettura di autori come mwxqVirgilio, mwxgOrazio, mwxwLucano, mwyaCicerone; di contro, assai scarso o forse del tutto assente fu l'insegnamento del mwyqgrecocite-ref-25[25]cite-ref-26[26]. Nel corso della vita studierà e parlerà in maniera fluente tre lingue moderne, oltre al francese: l'mw0ginglese, l'mw0witaliano e, in misura minore, lo mw1aspagnolo, che userà in molte lettere con corrispondenti stranieri.cite-ref-27[27]

Nel mw2w1711 lasciò il collegio e s'iscrisse, per volere paterno, alla scuola superiore di diritto, che comunque lasciò dopo soli quattro mesi con fermo e deciso disgusto, in quanto egli non aveva mai espresso alcun desiderio di fare l'avvocato.cite-ref-28[28] In questi anni s'inasprì molto il rapporto con il padre, il quale mal sopportava la sua vocazione poetica e i continui rapporti con i circoli filosofici mw4alibertini, come la mw4qSocieté du Temple di Parigi. Nel mw4g1713 lavorò come segretario all'ambasciata francese all'mw4wAja, poi tornò a Parigi per svolgere il praticantato presso un notaio, per cercare di omaggiare rispettosamente le orme del tanto odiato padre; in realtà egli desiderava sottrarsi alla pesante influenza del genitore, che infatti ripudiò dopo poco tempo, e cominciò a scrivere articoli e versi duri e caustici verso le autorità costituite.cite-ref-29[29] In questo periodo cominciò ad indossare la mw6aparrucca mw6qallonge, che non abbandonò mai anche quando mw6gla moda cambiò in favore di parrucche corte incipriate dagli anni '20.

Persecuzioni ed esilio in Inghilterra (1716–1728)

I suoi scritti molto polemici trovarono immediato successo nei salotti nobiliaricite-ref-30[30]; nel mw8q1716 ciò gli costò l'esilio a mw8gTulle e mw8wSully-sur-Loire; alcuni versi satirici, del mw9a1717, contro il mw9qreggente di Francia mw9gFilippo d'Orléans, che governava in nome del giovanissimo mw9wLuigi XV, e contro sua figlia, la mw-aduchessa di Berrycite-ref-31[31], gli causarono l'arresto e la reclusione alla mw-qBastiglia, poi un altro periodo di confino a mw-gChâtenay.cite-ref-32[32] Alla morte del padre, nel mwaqm1722, l'investimento oculato dell'eredità paterna mise Voltaire al riparo per sempre da preoccupazioni finanziarie, permettendogli di vivere con una certa larghezza.cite-ref-33[33] La pubblicazione del poema mwaqgmwaqkLa Ligue del mwaqo1723, scritto durante la prigionia, ottenne invece l'assegnazione di una pensione di corte da parte del giovane re.cite-ref-34[34] L'opera, dedicata al re mwaq8Enrico IV di Francia, giudicato un campione della mwaratolleranza religiosa in contrasto con l'mwareoscurantista e intollerante mwariLuigi XIV (che ebbe mwarmcontrasti col papa, ma mwarqrevocò l'editto di Nantes, tornando alle persecuzioni contro mwaruugonotti e giansenisti), verrà pubblicata nuovamente col titolo mwarymwarcEnriade, nel mwarg1728.cite-ref-35[35] Il favore che gli mostrarono subitaneamente i nobili di Francia non durò a lungo: sempre per colpa dei suoi scritti mordaci, litigò con l'aristocratico Guy-Auguste de Rohan-Chabot, cavaliere di mwar0Rohan, che l'aveva apostrofato con scherno presso un teatro. Il giorno seguente Rohan lo fece aggredire e malmenare dai suoi domestici, armati di bastone, per poi rifiutare con sprezzo il mwar4duello di riparazione del torto, proposto dal giovane poeta.cite-ref-36[36] Le proteste di Voltaire gli servirono solo a essere imprigionato nuovamente, grazie a una mwasmmwasqlettre de cachet, cioè un ordine in bianco di arresto (spettava a chi possedeva il documento aggiungere il nome della persona da colpire), ottenuto dalla famiglia del rivale e firmata da Filippo d'Orléans.cite-ref-37[37]cite-ref-38[38] Dopo un breve periodo in esilio fuori Parigi, Voltaire, sotto minaccia di un nuovo arresto, si vide costretto a emigrare in mwas0Inghilterra (mwas41726-mwas81729).cite-ref-autogenerato2-39-0[39]cite-ref-40[40] In mwatgGran Bretagna, grazie alla conoscenza di uomini di cultura liberale, scrittori e filosofi come mwatkRobert Walpole, mwatoJonathan Swift, mwatsAlexander Pope e mwatwGeorge Berkeley, maturò idee mwat0illuministe contrarie all'mwat4assolutismo mwat8feudale della mwauaFrancia.cite-ref-calzolari-biografia-41-0[41]

Dal 1726 al 1728 visse in Maiden Lane, mwavmCovent Garden, nel luogo oggi ricordato da una targa al n. 10.cite-ref-42[42] L'esilio di Voltaire in Gran Bretagna durò tre anni e questa esperienza influenzò fortemente il suo pensiero. Era attratto dalla mwavgmonarchia costituzionale, in contrasto con la mwavkmonarchia assoluta francese, e da una maggiore possibilità delle libertà di parola e di religione e il diritto di mwavomwavshabeas corpus.cite-ref-43[43] Venne influenzato da diversi scrittori neoclassici dell'epoca, e sviluppò un interesse per la letteratura inglese precedente, soprattutto le opere di mwawaShakespeare, ancora relativamente sconosciuto in Europa continentale. Nonostante sottolineasse le sue deviazioni dagli standard neoclassici, Voltaire vide Shakespeare come un esempio che gli scrittori francesi potevano emulare, poiché nel dramma francese, giudicato più lucido, mancava l'azione sul palco. Più tardi, tuttavia, come l'influenza di Shakespeare crebbe in Francia, Voltaire cercò di contrastare ciò con le proprie opere, denunciando ciò che considerava "barbarie shakesperiana".cite-ref-44[44] In Inghilterra fu presente al funerale di mwawuIsaac Newton ed elogiò gli inglesi per aver onorato uno scienziato considerato eretico con la sepoltura nell'mwawyabbazia di Westminster.cite-ref-45[45]cite-ref-46[46]cite-ref-47[47]

Dopo quasi tre anni di esilio, Voltaire tornò a Parigi e pubblicò le sue opinioni nei confronti del governo britannico, la letteratura e la religione in una raccolta di saggi, le mwaxqmwaxuLettere inglesi (o mwaxyLettere filosofiche), pubblicate nel 1734 e per le quali venne di nuovo condannato, in quanto aspramente critiche contro lmwaxc'mwaxgancien régime e antidogmatiche.cite-ref-autogenerato2-39-1[39]cite-ref-48[48] Nell'opera Voltaire considera la monarchia inglese - costituzionale, sorta in maniera compiuta dalla mwayeGloriosa rivoluzione del mwayi1689 - come più sviluppata e più rispettosa dei diritti umani (in particolare la tolleranza religiosa) rispetto al suo regime omologo francese.cite-ref-49[49]cite-ref-50[50]

Il nome Voltaire

Durante l'esilio in Inghilterra assunse lo pseudonimo di "Arouet de Voltaire" (già usato però come firma nel 1719), poi accorciato in Voltaire, per separare il suo nome da quello del padre ed evitare confusioni con poeti dal nome simile.cite-ref-51[51]cite-ref-52[52] L'uso dello pseudonimo era diffuso nell'ambiente teatrale, come già era all'epoca di mwazuMolière, ma l'origine del mwazynom de plume è incerta e fonte di dibattito; le ipotesi più probabili sono:

1. "Voltaire" potrebbe essere un particolare anagramma del cognome in mwazkscrittura capitale latina, dal nome con cui era conosciuto in gioventù, mwazoArouet le Jeune (Arouet il giovane, per distinguerlo dal padre omonimo): da AROUET L(e) J(eune) a AROVET L. I. o AROVETLI, da cui VOLTAIRE. Questa è la teoria generalmente più diffusa.cite-ref-calzolari-biografia-41-1[41]
2. Un'altra teoria ricorre al luogo d'origine della famiglia Arouet: la cittadina di mwaaaAirvault, il cui anagramma potrebbe rendere lo pseudonimo, nella forma "Vaultair", con pronuncia francese identica a quella del nome scritto con la grafia "Voltaire".cite-ref-53[53]
3. Richard Holmes aggiunge che, oltre a questi motivi, il nome Voltaire fu scelto anche per trasmettere le connotazioni di "velocità" e "audacia". Questi provengono da associazioni con parole come "volteggio" (acrobazie su mwaaytrapezio o mwaaccavallo), "voltafaccia" (fuga dai nemici), e "volatile" (originariamente, qualsiasi creatura alata, anche in senso figurato, onde dare una sensazione di agilità mentale e leggerezza).cite-ref-54[54]
4. Una delle teorie minoritarie vuole che derivi dalla parola "revolté", ossia "rivoltato, in rivolta" (contro il vecchio ordine); lo pseudonimo sarebbe la metatesi sillabica di una trasformazione grafica della parola: da "revolté" a "revoltai" (la pronuncia è uguale), e quindi "Voltaire".cite-ref-55[55]cite-ref-56[56]
5. Una tesi risalente a mwabyFrançois-Antoine Chevrier considera la scelta dello pseudonimo di Voltaire come un omaggio alla città di mwabcVolterra.cite-ref-57[57] Tuttavia, poiché Voltaire non visitò mai l'Italia,cite-ref-58[58] una riproposizione moderna dell'ipotesi da parte di Ira Owen Wade fa derivare il suo eteronimo sempre da Volterra, ma in onore del poeta stoico volterrano mwacaAulo Persio Flacco, da lui più volte citato.cite-ref-59[59]cite-ref-60[60]

Di nuovo in Francia (1728–1749): la relazione con la Châtelet

Costretto ancora esule in mwadeLorena (a causa dell'opera mwadiStoria di Carlo XII del mwadm1731), scrisse le tragedie mwadqBruto e mwaduLa morte di Cesare, cui seguirono mwadymwadcMaometto ossia il fanatismo, che volle polemicamente dedicare al mwadgpapa Benedetto XIV, mwadkMérope, il trattato di mwadodivulgazione scientifica mwadsmwadwElementi della filosofia di Newton.cite-ref-61[61] In questo periodo cominciò una relazione con la nobildonna sposata mwaeeMadame du Châtelet, che lo nascose nella sua casa di campagna a mwaeiCirey, nella mwaemChampagne. Nella biblioteca della Châtelet, che contava 21.000 volumi, Voltaire e la compagna studiarono Newton e mwaeqLeibniz.cite-ref-62[62] Avendo fatto tesoro dei suoi precedenti attriti con le autorità, Voltaire cominciò a pubblicare anche anonimamente per stare fuori pericolo, negando ogni responsabilità di essere l'autore di libri compromettenti. Continuò a scrivere per il teatro e incominciò una lunga ricerca nelle scienze e nella storia. Ancora una volta, la principale fonte di ispirazione per Voltaire furono gli anni del suo esilio inglese, durante il quale era stato fortemente influenzato dalle opere di Newton. Voltaire credeva fortemente nelle teorie di Newton, in particolare per quanto riguarda l'mwaekottica (la scoperta di Newton che la luce bianca è composta da tutti i colori dello spettro portò Voltaire a molti esperimenti a Cirey) e la mwaeogravità (Voltaire è la fonte della famosa storia di Newton e la mela caduta dall'albero, che aveva appreso dal nipote di Newton a Londra: ne parla nel mwaesSaggio sulla poesia epica).cite-ref-63[63]

Nell'autunno del mwafy1735, Voltaire ricevette la visita di mwafcFrancesco Algarotti, che stava preparando un libro su Newton.

Nel mwafk1736 mwafoFederico II di Prussia, a quel tempo non ancora re, cominciò a scrivere lettere a Voltaire. Due anni dopo Voltaire visse per un periodo nei mwafsPaesi Bassi e conobbe mwafwHerman Boerhaave. Nel primo semestre del mwaf01740 Voltaire visse invece a mwaf4Bruxelles e si incontrò con mwaf8Lord Chesterfield. Conobbe il libraio ed editore Jan Van Duren, che più tardi avrebbe preso a simbolo del truffatore per eccellenza, per occuparsi della pubblicazione dell'Anti-Machiavel, scritto dal principe ereditario prussiano. Voltaire visse nella Huis Honselaarsdijk, appartenente al suo ammiratore. Nel mese di settembre Federico II, asceso al trono, incontrò Voltaire per la prima volta al castello di Moyland, vicino a mwagaCleve, e a novembre Voltaire andò al mwagecastello di Rheinsberg per due settimane. Nell'agosto mwagi1742 Voltaire e Federico si incontrarono a Aix-la-Chapelle (mwagmAquisgrana). Il filosofo venne poi inviato al mwagqSanssouci dal governo francese, come ambasciatore, per scoprire di più sui piani di Federico dopo la mwaguprima guerra di Slesia.cite-ref-64[64]

Federico si insospettì e lo fece fermare e rilasciare dopo poco tempo; però continuerà a scrivergli lettere, una volta chiarito l'equivoco. Grazie al riavvicinamento con la corte, aiutato dall'amicizia con mwaheMadame de Pompadour, la favorita di re mwahiLuigi XV, protettrice anche di mwahmDiderot, nel mwahq1746 fu nominato storiografo e membro dell'mwahuAcadémie Française, nonché Gentiluomo di camera del re; ma Voltaire, seppur apprezzato da parte della nobiltà, non incontrava affatto la benevolenza del sovrano assoluto: così, di nuovo in rotta con la corte di Versailles (che frequentò per circa due anni), avrebbe finito per accettare l'invito a mwahyBerlino del re di Prussia, che lo considerava un suo maestro.cite-ref-65[65] Lo stesso lasso di anni fu doloroso dal punto di vista privato per il filosofo: dopo una lunga e altalenante relazione, tra ritorni e tradimenti nella coppiacite-ref-66[66] (la relazione era ormai molto raffreddata dal 1740, a causa della salute di Voltaire e della sua scarsa passionalitàcite-ref-67[67]), la Châtelet lo lasciò per il poeta mwaimSaint-Lambertcite-ref-68[68] e Voltaire rispose cominciando una relazione con la nipote mwaigMadame Denis (mwaik1712-mwaio1790), vedova, che in passato aveva tentato di sposarecite-ref-69[69], secondo consuetudini nobiliari dell'epoca, approvate dalla Chiesa e di moda anche nella borghesia, che non consideravano mwai8incestuoso un legame tra zio e nipote.cite-ref-70[70] La relazione con Madame Denis fu breve, anche se avrebbero convissuto platonicamente fino alla sua morte.cite-ref-71[71] Inoltre quando, nel mwajg1749, Madame du Châtelet, rimasta in buoni rapporti con lo scrittore, morì di complicazioni legate al parto, dando alla luce la figlia di Saint-Lambert (morta alla nascita), Voltaire l'assistette e rimase molto colpito dalla sua morte, definendola in una lettera mwajkla sua anima gemella. Poco dopo la morte di Émilie, Voltaire scriveva a un'amica: mwajo"Je n'ai pas perdu une maîtresse mais la moitié de moi-même. Un esprit pour lequel le mien semblait avoir été fait" ("Non ho perduto un'amante ma la metà di me stesso. Un'anima per la quale la mia sembrava fatta").cite-ref-72[72]cite-ref-73[73]

In Prussia e Svizzera (1749–1755)

Lasciata la Francia, dal mwak01749 al mwak41752 soggiornò quindi a mwak8Berlino, ospite di mwalaFederico II, che lo ammirava, considerandosi un suo discepolocite-ref-referencea-74-0[74] e lo nominò suo mwaluciambellano.cite-ref-75[75] Lì conobbe il filosofo materialista mwaloLa Mettrie, che criticò sempre, e lo scrittore mwalsJean-Baptiste Boyer d'Argens. A causa di alcune mwalwspeculazioni finanziarie, in cui lo scrittore era molto abilecite-ref-76[76], nonché per i continui attacchi verbali contro lo scienziato mwamePierre Louis Moreau de Maupertuis, che non lo sopportava, ma che presiedeva l'Accademia di Berlinocite-ref-77[77] e alcune divergenze di idee sul governo della Prussia, Voltaire litigò col sovrano e lasciò la Prussiacite-ref-78[78], ma il re lo fece arrestare una seconda volta, abusivamente, per breve tempo, a mwamoFrancoforte. Dopo questo incidente sarebbero passati molti anni prima che i loro rapporti si pacificassero, riprendendo una corrispondenza epistolare col sovrano dopo circa 10 anni.cite-ref-referencea-74-1[74]cite-ref-79[79] Voltaire accentuò quindi l'impegno contro le ingiustizie in maniera particolarmente attiva, dopo l'allontanamento dalla Prussia. Impossibilitato a tornare a Parigi, poiché dichiarato persona sgradita alle autoritàcite-ref-80[80], si spostò allora a mwancGinevra, nella villa mwangLes délices, finché entrò in rotta con la Repubblica mwankcalvinista, che egli aveva ritenuto erroneamente un'oasi di tolleranza, e riparò nel mwano1755 a mwansLosanna, poi presso i castelli di mwanwFerney e mwan0Tournay, da lui acquistati, dopo essersi sfogato contro i politici di Ginevra con parole rabbiose e durissime in una lettera inviata all'amico mwan4d'Alembert.cite-ref-81[81]cite-ref-82[82]

Il patriarca di Ferney: Voltaire guida dell'illuminismo (1755–1778)

(francese)

«Si c'est ici le meilleur des mondes possibles, que sont donc les autres?»

(italiano)

«Se questo è il migliore dei mondi possibili, gli altri come sono?»

(Voltaire, Candido o l'ottimismo, capitolo VI, 1759)

È di questo periodo la pubblicazione della tragedia mwao8Oreste (mwapa1750), considerata una delle opere minori del teatro di Voltaire, completata poco dopo l'abbandono della Prussia. In particolare da allora visse nel piccolo centro di mwapeFerney, che prenderà il suo nome (Ferney-Voltaire). Qui riceveva numerose visite, scriveva e si dedicava alla corrispondenza con centinaia di persone, che in lui riconoscevano il "patriarca" dell'Illuminismo. Nel piccolo villaggio, che aumentò grazie alla sua presenza la popolazione, fondò manifatture artigiane di ceramica, un'industria di orologi e, naturalmente, diversi teatri, attirando ricchi ginevrini ad assistere alle sue opere, vietate nella loro città come tutta l'attività teatrale.cite-ref-autogenerato2-39-2[39]cite-ref-83[83]

Tra le persone che vennero a visitarlo a Ferney, oltre a Diderot, Condorcet e d'Alembert, vi furono James Boswell, Adam Smith, Giacomo Casanova, Edward Gibbon.cite-ref-84[84] Nello stesso periodo cominciò la più feconda fase della produzione voltairiana, che univa l'Illuminismo e la fiducia nel progresso col pessimismo dovuto alle vicende personali e storiche (prima fra tutto il disastroso terremoto di Lisbona del 1755, che minò la fiducia di molti philosophes nell'ottimismo acritico). Voltaire dedica al sisma tre opere: il Poema sul disastro di Lisbona, il Poema sulla legge naturale (scritto precedentemente, ma rivisto e allegato al primo) e alcuni capitoli del Candido.cite-ref-referencea-74-2[74] Il terremoto suscitò un vivace dibattito tra i philosophes.

Come Diderot, Voltaire fu un mwaqupoligrafo, spaziando su tutti i generi, e si cimentò molto anche con la poesia fin da giovane, solitamente mwaqysatirica, mwaqctragica o mwaqgepica, raramente alla mwaqklirica, come le eccezioni di alcuni passi dei due poemi filosofici sul terremoto di Lisbona e talvolta nelle lettere private (essenzialmente nelle poesie d'mwaqoamore dedicate a Madame du Châtelet).cite-ref-85[85]

Voltaire e il contrasto con Rousseau

Voltaire collaborò all'mwareEnciclopedia di mwariDiderot e mwarmd'Alembert, alla quale partecipavano anche mwarqd'Holbach e mwaruJean-Jacques Rousseau. Dopo un buon inizio, e un parziale apprezzamento dei mwaryphilosophes per le sue prime opere, quest'ultimo si distaccò presto, per le sue idee radicali in politica e sentimentali sulla religione: si veda mwarcLa lettera sul terremoto di Lisbona, scritta da Rousseau a Voltairecite-ref-86[86], dal riformismo e dal razionalismo degli enciclopedisti; inoltre Rousseau non accettava le critiche alla sua città fatte da d'Alembert e Voltaire stesso nell'articolo "Ginevra", che avrebbe scatenato nuovamente le autorità svizzere contro i due filosofi, costringendolo a fuggire da mwarwLes delices.cite-ref-87[87]

Voltaire cominciò a considerare Rousseau come un nemico del movimento, definendolo "il Giuda della confraternita", oltre che una persona incompatibile col proprio carattere (a causa della paranoia e gli sbalzi d'umore dell'autore del mwasymwascContratto sociale) e, pertanto, da screditare con i suoi scritti, come veniva fatto con gli anti-illuministi espliciti. In una lettera a un componente del Piccolo Consiglio di Ginevra contraddirebbe le sue affermazioni tolleranti e assai più note, quando inviterebbe i governanti di Ginevra a condannare mwasgRousseau con la massima severità.cite-ref-pam-88-0[88]

In realtà Voltaire rispose ad alcuni attacchi diretti proprio da Rousseau (notoriamente litigioso e che lo riteneva reo di non averlo difeso dalla censura: "Questi signori del Gran Consiglio vedono così spesso il signor Voltaire; come può non avere ispirato in loro quello spirito di tolleranza che predica senza pausa, e di cui ogni tanto ha lui stesso bisogno?"), e che istigava i ginevrini, nella mwas4Lettere scritte dalla montagna, dopo aver affermato che Voltaire era l'autore del mwas8Sermone dei cinquanta (una scandalosa opera anonima che denunciava la falsità storica del mwataVangelo), di colpirlo direttamente se volevano "castigare gli empi", anziché perseguire lui stesso.

«Possa questo grande Dio che mi ascolta, questo Dio che non è nato da una vergine né è morto sul patibolo, né lo si può mangiare in un pezzo di pane, né può avere ispirato questi libri pieni di contraddizioni, di sciocchezze e di orrori – possa questo Dio, creatore di tutti i mondi, avere pietà di questa setta di cristiani che lo bestemmia.»

(Sermone dei cinquanta, XXIV, attribuito a Voltaire)

Nonostante lo stesso Voltaire gli avesse offerto ospitalità a Ferney dopo le accuse subite per l'opera mwatmEmilio, ricevette da Rousseau in cambio diverse accuse, terminando in insulti reciproci. Alla fine, avvisato che Rousseau stava venendo di persona, Voltaire aveva sbottato "Che venga! Gli offrirò la cena e lo metterò nel mio letto e gli dirò: grazie d'aver accettato l'invito". In realtà, alla fine, l'incontro non ci fu mai. Voltaire, dal canto suo, si vendicò allora con la lettera in cui affermava che il vero "blasfemo sedizioso" era Rousseau e non lui, invitando ad agire con «tutta la severità della legge», cioè bandirne le opere "sovversive", senza tuttavia affermare esplicitamente di condannare il collega alla pena capitale.cite-ref-pam-88-1[88]

Nel mwatkpamphlet mwatoI sentimenti dei cittadini, Voltaire, mettendola in bocca a un pastore calvinista, scrive una delle frasi "incriminate" («occorre insegnargli che se si punisce leggermente un romanziere empio, si punisce con la morte un vile sedizioso») e afferma che «si ha pietà di un folle; ma quando la demenza diventa furore, lo si lega. La tolleranza, che è una virtù, sarebbe in quel caso un vizio».cite-ref-pam-88-2[88]cite-ref-89[89]cite-ref-90[90]. Vi rivela, poi, alcuni fatti disdicevoli della vita di Rousseau, come la povertà in cui faceva vivere la moglie, i cinque figli lasciati all'mwaucorfanotrofio e una mwaugmalattia venerea di cui soffriva.cite-ref-91[91]

«Riconosciamo con dolore e rossore che v’è un uomo che porta ancora su di sé il marchio funesto delle sue gozzoviglie e che, travestito da saltimbanco, trascina con sé di villaggio in villaggio e di montagna in montagna l’infelice donna di cui ha fatto morire la madre e di cui ha esposto i figli alla porta di un ospizio.»

(Voltaire, I sentimenti dei cittadini)

Per questo dissidio umano e intellettuale sono interessanti anche le lettere scambiate direttamente tra due filosofi: in una missiva sul mwavqDiscorso sull'origine della diseguaglianza di Rousseau, in polemica col mwavuprimitivismo del ginevrino, Voltaire gli scrisse che «leggendo la vostra opera viene voglia di camminare a quattro zampe. Tuttavia, avendo perso quest'abitudine da più di sessant'anni, mi è purtroppo impossibile riprenderla».cite-ref-92[92] Dal canto suo, sentimenti contrastanti erano in Rousseau (nel 1770 sottoscrisse una petizione per innalzare a Voltaire un monumento). Già nel 1760 Rousseau aveva attaccato Voltaire a causa dell'articolo su Ginevra e per non aver preso le sue parti nel dissidio con d'Alembert:

«Io non vi voglio affatto bene Signore; voi mi avete fatto i mali di cui potevo patire di più, a me, vostro discepolo e vostro fanatico partigiano. Avete rovinato Ginevra come prezzo dell'asilo che vi avete ricevuto; (...) siete voi che mi farete morire in terra straniera (...) Vi odio, insomma, perché l'avete voluto; ma vi odio da uomo anche più degno di amarvi se voi l'aveste voluto. Di tutti i sentimenti di cui il mio cuore era compenetrato, vi resta solo l'ammirazione che non si può rifiutare per il vostro bel genio e l'amore per i vostri scritti.»

(Rousseau a Voltaire, 17 giugno 1760cite-ref-93[93])

In una lettera privata del 1766 al segretario di Stato di Ginevra, Voltaire però negò che lui fosse l'autore de mwawaI sentimenti dei cittadini, probabilmente basato sulle confidenze degli ex amici di Rousseau (mwaweDiderot, mwawiMadame d'Epinay, mwawmGrimm):

«Non sono per nulla amico del signor Rousseau, dico ad alta voce ciò che penso di buono e di cattivo delle sue opere; ma, avessi fatto il torto più piccolo alla sua persona, fossi servito a opprimere un uomo di lettere, me ne sentirei troppo colpevole.»

(Voltaire, lettera del 1766cite-ref-pam-88-3[88])

L'intellettuale impegnato

Voltaire, in questo periodo, si impegnò anche al fine di evitare il più possibile le guerre che insanguinavano l'Europa. Egli mwawsdisprezzava il mwawwmilitarismo e sosteneva il mwaw0pacifismo e il mwaw4cosmopolitismo; un appello alla pace è presente anche nel mwaw8mwaxaTrattato sulla tolleranza.cite-ref-94[94] Cercò di fare da mediatore tra la mwaxuFrancia e la mwaxyPrussia di Federico II, per evitare la mwaxcguerra dei sette anni.cite-ref-95[95]cite-ref-96[96]

Al contempo però bisogna ricordare che, nella vita privata, portava avanti lucrosi e poco onesti affari proprio nel campo dei rifornimenti all'esercito.cite-ref-97[97] Ricco e famoso, punto di riferimento per tutta l'Europa illuminista, entrò in polemica coi cattolici per la parodia di mwayoGiovanna d'Arco in mwaysmwaywLa Pulzella d'Orléans, opera giovanile riedita, ed espresse le sue posizioni in forma narrativa in numerosi racconti e romanzi filosofici, di cui il più riuscito è mway0mway4Candido ovvero l'ottimismo (mway81759), in cui polemizzò con l'ottimismo di mwazaGottfried Leibniz. Il romanzo rimane l'espressione letteraria più riuscita del suo pensiero, contrario a ogni mwazeprovvidenzialismo o mwazifatalismo. Da qui ebbe inizio un'accanita polemica contro la mwazmsuperstizione e il mwazqfanatismo, a favore di una maggiore mwazutolleranza e giustizia.cite-ref-referencea-74-3[74]

A questo proposito scrisse il citato mwazsmwazwTrattato sulla tolleranza in occasione della mwaz0morte di Jean Calas (mwaz41763)cite-ref-98[98]cite-ref-referenced-99-0[99] e il mwa0cmwa0gDizionario filosofico (mwa0k1764), tra le opere non narrative più importanti del periodo, che vide anche la continuazione della collaborazione con l'mwa0oEncyclopédie di mwa0sDiderot e mwa0wd'Alembert. Si dedicò anche a numerosissimi mwa00mwa04pamphlet, spesso anonimi, contro gli avversari degli illuministi.cite-ref-referencea-74-4[74]cite-ref-100[100] Nel caso di Jean Calas, egli riuscì a ottenere la riabilitazione postuma del commerciante protestante giustiziato, e quella della famiglia proscritta e ridotta in miseria, arrivando a orientare la Francia intera contro la sentenza del Parlamento di mwa1cTolosa. Alla fine, la vedova, sostenuta da Voltaire, si rivolse al re, ottenendo anche l'appoggio della mwa1gPompadour, che sostenne la causa dei Calas in una lettera al filosofo.cite-ref-101[101] mwa10Luigi XV ricevette in udienza i Calas; poi, lui e il suo mwa14consiglio privato annullarono la sentenza e ordinarono una nuova indagine, in cui i giudici di Tolosa vennero sconfessati completamente. Questo fatto segnò l'apice della popolarità e dell'influenza di Voltaire.cite-ref-102[102]

Tra le altre opere del lungo periodo a cavallo tra la Prussia e la Svizzera, i racconti mwa2qmwa2uZadig (mwa2y1747), mwa2cmwa2gMicromega (mwa2k1752), mwa2omwa2sL'uomo dai quaranta scudi (mwa2w1767), le opere teatrali mwa20mwa24Zaira (mwa281732), mwa3amwa3eAlzira (mwa3i1736), mwa3mMérope (mwa3q1743), oltre il citato mwa3uPoema sul disastro di Lisbona (mwa3y1756). E infine, le importanti opere storiografiche mwa3cIl secolo di Luigi XIV (mwa3g1751), scritto durante il periodo prussiano e in cui contribuisce a rendere celebre l'enigma della famosa mwa3kMaschera di Ferro, e il mwa3oSaggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni (mwa3s1756). In una delle ultime opere prettamente filosofiche, mwa3wLe philosophe ignorant (mwa301766), Voltaire insistette sulla limitazione della libertà umana, che non consiste mai nell'assenza di qualsiasi motivo o determinazione.cite-ref-103[103]

Rientro a Parigi e accoglienza trionfale (febbraio-maggio 1778)

La sua salute intanto cominciava a declinare ed egli chiese di poter rientrare in patria.cite-ref-104[104] Già amico della precedente favorita di mwa4gLuigi XV, mwa4kMadame de Pompadour, strinse amicizia epistolare anche con la nuova mwa4omwa4smaîtresse-en-titre, mwa4wMadame du Barry, che lo andò a visitare nel mwa401778. Luigi XV morì nel 1774. All'inizio del 1778 Voltaire ottenne il permesso a tornare nella capitale. Rientrato a Parigi i primi giorni di febbraio del mwa441778, dopo 28 anni di assenza, ricevette un'accoglienza trionfale dal popolo e dagli intellettuali, tranne che dalla corte del nuovo re, mwa48Luigi XVI, che comunque aveva acconsentito alla revoca dell'esilio, e, ovviamente, dal mwa5aclero. Il 7 aprile entrò nella mwa5eMassoneria, nella Loggia delle mwa5iNove Sorellecite-ref-105[105]cite-ref-106[106], loggia parigina del Grande Oriente di Francia.cite-ref-107[107]cite-ref-108[108] Assieme a lui venne iniziato anche l'amico mwa6mBenjamin Franklin.cite-ref-109[109]

Nonostante l'ostinato rifiuto, sino alla morte, della religione cattolica e della Chiesa - Voltaire era un mwa64deista - viene sostenuta la tesi che il filosofo si sia convertito mwa68in extremis alla fede cristiana.cite-ref-110[110] A riprova della conversione di Voltaire abbiamo uno studio dello spagnolo Carlos Valverde. Mentre le sue condizioni peggioravano, Voltaire perse lucidità e assumeva forti dosi di oppio per il dolore.cite-ref-111[111]. Un prete, Gauthier, della parrocchia di Saint-Sulpice, dove viveva Voltaire, venne a chiedergli una confessione di fede, perché egli non fosse sepolto in terra sconsacrata. L'unica dichiarazione scritta di suo pugno, o dettata al segretario, fu: "Muoio adorando Dio, amando i miei amici, non odiando i miei nemici, e detestando la superstizione".cite-ref-112[112] Gauthier non la ritenne sufficiente e non gli diede l'assoluzione, ma Voltaire si rifiutò di scrivere altre confessioni di fede che sancissero il suo ritorno al cattolicesimo. Nonostante ciò, si diffusero, dopo la morte, documenti di dubbia autenticità che indicherebbero che abbia sottoscritto una professione di fede, firmata da Gauthier e dal nipote, l'abbé Mignot, anche questa però, ritenuta insufficiente, anche se più esplicita. La confessione è stata ritenuta da taluni di comodo, su sollecitazione degli amici, per avere degna sepoltura e funeralicite-ref-113[113] oppure totalmente falsa, in quanto in contrasto con tutta la sua vita e la sua opera.cite-ref-114[114]

Anche altri autori hanno riferito di una presunta autenticità della conversione di Voltairecite-ref-115[115] e sui suoi rapporti col parroco Gauthier.cite-ref-116[116]

La conversione di Voltaire nei suoi ultimi tempi venne decisamente negata dagli illuministi, in particolare dagli anticlericali, in quanto ritenuta offuscare l'immagine di uno dei loro principali ispiratori e spesso non considerata sincera nemmeno dai cattolici.cite-ref-117[117] Bisogna notare inoltre che anche mwa9cDiderotcite-ref-118[118] prese accordi con sacerdoti prima di morire, per poter essere decorosamente sepolto ed entrambi erano spinti con insistenza da amici e parenti, benché, come sappiamo da documenti, perlomeno Diderot non fosse davvero convertito. Anche l'ateo mwa9wbarone d'Holbach fu sepolto in una chiesa (accanto a Diderot stesso), avendo dovuto tenere nascoste le proprie idee in vita, per aggirare la censura e la repressione. Tutte queste analogie rendono probabile che non si trattò di vere conversioni e che Voltaire non tornò davvero al cattolicesimo; questo fu il motivo per cui la curia parigina oppose comunque il veto alla sepoltura, in quanto egli era morto senza assoluzione.cite-ref-119[119]cite-ref-120[120]

Morte (maggio 1778) e vicende postume

La versione degli amici racconta che, in punto di morte, il filosofo respinse ancora il sacerdote, che avrebbe dovuto dare l'assenso alla sepoltura, e che lo invitava a confessarsi chiedendogli un'esplicita dichiarazione di fede cattolica, che Voltaire invece non voleva fare (intuendo che volesse poi venire usata a fini propagandistici): alla domanda se credeva nella divinità di Cristo, Voltaire replicò: "In nome di mwa-sDio, Signore, non parlatemi più di quell'uomo e lasciatemi morire in pace". Nota è la frase apocrifa rivolta contro il prete: "non è tempo di farsi nuovi nemici".cite-ref-121[121]cite-ref-122[122]

Voltaire morì, probabilmente per un mwa-ucancro alla prostata di cui avrebbe sofferto già dal mwa-y1773cite-ref-123[123]cite-ref-124[124], la sera del 30 maggio mwa-81778, all'età di 83 anni, mentre la folla parigina lo acclamava sotto il suo balcone.cite-ref-125[125] La morte fu tenuta segreta per due giorni; il corpo, vestito come fosse vivo e sommariamente mwbaqimbalsamato, fu portato fuori da Parigi in carrozza, come da accordi presi da madame Denis con un suo amante, un prelato che aveva acconsentito al "trucco".

Il suo funerale, molto sontuoso, fu officiato dal nipote, l'abbé Mignot, parroco di Sellières (mwbasRomilly-sur-Seine), e nell'attiguo convento (abbazia mwbawcistercense di Sellières) ebbe sepoltura lo scrittore.cite-ref-126[126] I medici che eseguirono l'mwbbeautopsia ne asportarono il mwbbicervello e il mwbbmcuore (riunito anni dopo ai resti per volontà di mwbbqNapoleone IIIcite-ref-del-guercio-art-cit-127-0[127]), forse per impedire una sepoltura "completa", dato l'ordine dell'arcivescovo di Parigi di vietare la sepoltura in terra consacrata a Voltaire, o forse, più probabilmente, per poterli conservare come reliquie laiche nella capitale; furono consegnati difatti agli eredi e tumulati temporaneamente nella mwbbkBiblioteca nazionale di Francia e alla mwbboComédie Française.cite-ref-128[128] Se Voltaire era comunque morto senza perdono religioso, e la chiesa parigina gli negò ogni onore, tutti i membri della curia dove venne sepolto vollero invece celebrare una messa cantata in sua memoria e numerose cerimonie.cite-ref-del-guercio-art-cit-127-1[127] Le proprietà e l'ingente patrimonio di Voltaire passarono, per mwbcmtestamento, a Madame Denis e alla sua famiglia, ossia ai nipoti diretti dello scrittore, nonché alla figlia adottiva Reine Philiberte de Varicourt, che aveva sposato il mwbcuMarchese de Villette, nella cui casa parigina Voltaire visse i suoi ultimi giorni.cite-ref-129[129]cite-ref-130[130] Una delle nipoti di Voltaire sposò lo zio di mwbc4Jean-Pierre Claris de Florian.

La maggioranza dei manoscritti e dei beni, come i vari dipinti e ritratti, finì poi perlopiù divisa tra lo Stato francese dopo la rivoluzione, la mwbdaSvizzera e la zarina mwbdeCaterina II di Russia, che acquistò la biblioteca di Diderot, e parte di quelle di d'Alembert e Voltaire, collocandole nella mwbdiBiblioteca nazionale russa.

A tredici anni dalla sua morte, in piena mwbdgRivoluzione francese, il corpo di Voltaire venne trasferito al mwbdkPanthéon e qui sepolto l'11 luglio mwbdo1791 al termine di un funerale di Stato di proporzioni straordinarie per grandiosità e teatralità, tanto che rimase memorabile persino il mwbdscatafalco - sul corpo, avvolto in un sudario ed esposto, venne posto un busto del filosofo o la mwbdwmaschera mortuaria - allestito per il trasporto della sua salma. Da allora i resti di Voltaire riposano in questo luogo. Nel mwbd01821 rischiò la riesumazione, più volte rifiutata in precedenza da mwbd4Napoleone Icite-ref-del-guercio-art-cit-127-2[127], perché erano molti coloro, nel fronte cattolico, che ritenevano intollerabile la sua presenza all'interno di una chiesa, dato che il Panthéon era stato temporaneamente riconsacrato. Tuttavia re mwbemLuigi XVIII non la ritenne necessaria perché "mwbeq... il est bien assez puni d'avoir à entendre la messe tous les jours." (cioè "è già punito abbastanza per il fatto di dover ascoltare la mwbeuMessa tutti i giorni").cite-ref-131[131] La tomba è vicina a quella dell'altro grande filosofo illuminista mwbeoJean-Jacques Rousseau, il rivale di Voltaire, morto poco meno di un mese dopo (il 4 luglio), spesso fatto bersaglio fino alla fine di satire e invettive, ma nonostante questo accomunato a lui nella gloria postuma, venendo traslato al Panthéon nel mwbes1794.cite-ref-del-guercio-art-cit-127-3[127] Si diffuse però la leggenda che i monarchici ne avessero rubato le ossa nel mwbfa1814, insieme con quelle di Rousseau, per gettarle in una fossa comune, nel luogo dove oggi sorge la facoltà di scienza dell'Università parigina di Jussieu.cite-ref-132[132] Nel mwbfu1878 e successivamente (mwbfy1898, anno della ricognizione dei sepolcri del Panthéon), tuttavia, diverse commissioni d'inchiesta stabilirono che i resti dei due grandi padri dell'Illuminismo, Jean-Jacques Rousseau e Francois-Marie Arouet detto Voltaire, si trovavano e si trovano tuttora nel Tempio della Fama di Francia.cite-ref-133[133]

Pensiero politico

Costituzionalismo e dispotismo illuminato

Voltaire non credeva che la Francia (e in generale ogni nazione) fosse pronta a una vera mwbf4democrazia: perciò, non avendo fiducia nel popolo (a differenza di Rousseau, che credeva nella diretta mwbf8sovranità popolare)cite-ref-134[134], non sostenne mai idee mwbgqrepubblicane e democratiche; benché, dopo la morte, sia divenuto uno dei "padri nobili" della Rivoluzione, celebrato dai rivoluzionari, è da ricordare che alcuni collaboratori e amici di Voltaire finirono vittime dei mwbgugiacobini durante il mwbgyregime del Terrore (tra essi mwbgcCondorcet e mwbggBailly). Nel maggio del mwbgk1777 Voltaire pubblicò un articolo nel «Journal de politique et de littérature», in cui attaccava il futuro rivoluzionario mwbgoJean-Paul Marat prendendosi gioco di quel «genio tanto splendente» che pretendeva di aver «trovato la casa dell'anima», e chiamandolo "un mwbgsArlecchino che fa capriole per divertire la platea". Per Voltaire, chi non è stato "illuminato" dalla ragione, istruendosi ed elevandosi culturalmente, non può partecipare al governo, pena il rischio di finire nella mwbgwdemagogia. Ammette comunque la mwbg0democrazia rappresentativa e la mwbg4divisione dei poteri proposta da mwbg8Montesquieu, come realizzate in Inghilterra, ma non quella mwbhadiretta, praticata a mwbheGinevra.cite-ref-fusaro-135-0[135]

La repubblica ginevrina, che gli apparve giusta e tollerante, si rivelò un luogo di fanatismo.cite-ref-autogenerato2-39-3[39] Lontano da idee mwbhspopuliste e anche radicali, se non sul ruolo della religione in politica (fu un deciso mwbhwanticlericale), la sua posizione politica fu quella di un mwbh0liberale moderato, avverso alla mwbh4nobiltà - che gli fa dubitare di un governo oligarchico - ma sostenitore della mwbh8monarchia assoluta nella mwbiaforma illuminata (anche se ammirava molto come "governo ideale" la mwbiemonarchia costituzionale mwbiiparlamentare mwbiminglese) come forma di governo: il sovrano avrebbe dovuto governare saggiamente per la felicità del popolo, proprio perché "illuminato" dai filosoficite-ref-autogenerato2-39-4[39], e garantire la mwbiglibertà di pensiero, secondo la formula «tout pour le peuple, rien par le peuple» ("tutto per il popolo, niente attraverso il popolo"), attribuita a mwbikFederico II, a Voltaire stesso o a mwbioGiuseppe II.cite-ref-136[136]cite-ref-137[137] Lo stesso Voltaire trovò realizzazione delle sue idee politiche nella Prussia di mwbjmFederico II, apparentemente un re-filosofo, che con le sue riforme acquistò un ruolo di primo piano sullo scacchiere europeo. Il sogno del filosofo si rivelò poi inattuato, rivelando in lui, soprattutto negli anni più tardi un pessimismo di fondo attenuato dalle utopie vagheggiate nel mwbjqmwbjuCandido, l'impossibile mondo ideale di mwbjyEldorado, dove non esistono fanatismi, prigioni e povertà, e la piccola fattoria autosufficiente dove il protagonista si ritira per lavorare, in una contrapposizione borghese all'ozio aristocratico.cite-ref-138[138]cite-ref-referenceb-139-0[139]

Nelle opere successive esprime la volontà di lavorare per la libertà politica e civile, concentrandosi molto sulla lotta all'intolleranzacite-ref-140[140], soprattutto religiosa, non appoggiandosi più ai sovrani che lo avevano deluso.cite-ref-fusaro-135-1[135] Non è contrario in linea di principio ad una repubblicacite-ref-141[141]cite-ref-142[142], ma lo è nella pratica, in quanto egli, pensatore mwblqpragmatico, non vede nella sua epoca la necessità del conflitto monarchia-repubblica, che si svilupperà 11 anni dopo la sua morte con l'inizio della Rivoluzione nel mwblu1789, ma quello monarchia-mwblycorti di giustizia (i cosiddetti "mwblcparlamenti", da non confondere con l'mwblgaccezione inglese del termine, oggi usata per ogni organo legislativo), ed egli, contrario agli arbitri di tali magistrati di estrazione nobiliare, si schiera col sovrano che può essere guidato dai filosofi, mentre la riforma delle corti richiede una complicata e lunga ristrutturazione legislativa.cite-ref-referenceb-139-1[139]cite-ref-143[143]cite-ref-144[144] Il filosofo deve inoltre orientare la massa e spingerla per il giusto sentiero, guidarla, poiché «le leggi sono fatte dall'opinione pubblica».cite-ref-145[145]

Sulle riforme sociali: uguaglianza, giustizia e tolleranza

«È prudenza assai maggiore assolvere due persone benché siano effettivamente colpevoli, che applicare una sentenza di condanna a una sola che sia giusta o innocente.»

(Voltaire, parafrasando Mosè Maimonidecite-ref-146[146], in Zadig o il destino)

La mwbnqtolleranza, che va esercitata dal governante praticamente sempre (egli cita come esempio molti mwbnuimperatori romani, in particolare mwbnyTito, mwbncTraiano, mwbngAntonino Pio e mwbnkMarco Aureliocite-ref-147[147]), è il caposaldo del pensiero politico di Voltaire. Spesso gli è attribuita, con varianti, la frase "Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo". Tale citazione trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice britannica mwbn4Evelyn Beatrice Hall.cite-ref-148[148] La citazione non si trova altresì in qualsivoglia opera di Voltaire.cite-ref-149[149] La frase avrebbe origine non dalla lettera del 6 febbraio 1770 all'abate Le Riche, come spesso si dice ma da un brano delle mwbocQuestioni sull'Enciclopediacite-ref-monde-150-0[150]:

«Mi piaceva l'autore de

L'Esprit

[

Helvétius

]. Quest'uomo era meglio di tutti i suoi nemici messi assieme; ma "non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato".»

(Questions sur l'Encyclopédie, articolo "Homme")

Ci sono però molte altre frasi o aforismi di Voltaire che esprimono un concetto affine a questo, con diverse parole: in una lettera sul caso Calas, allegata da Voltaire al mwbo4mwbo8Trattato sulla tolleranza (1764) e nel trattato stesso: «La natura dice a tutti gli esseri umani: ( [...] ) Qualora foste tutti dello stesso parere, cosa che sicuramente non succederà mai, qualora non ci fosse che un solo uomo di parere contrario, gli dovrete perdonare: perché sono io che lo faccio pensare come lui pensa»cite-ref-151[151], frase che anticipa il pensiero del mwbpqliberalismo del secolo successivocite-ref-152[152]; «Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all'errore. Non resta dunque che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani»cite-ref-153[153]cite-ref-referencee-154-0[154]; «Di tutte le superstizioni, la più pericolosa è quella di odiare il prossimo per le sue opinioni»cite-ref-voltaire-p-xx-155-0[155]; «È cosa crudelissima perseguitare in questa vita quelli che non la pensano al nostro modo»cite-ref-156[156]; «Ma come! Sarà permesso a ciascun cittadino di non credere che alla sua ragione e di pensare ciò che questa ragione, illuminata o ingannata, gli detterà? È necessario, purché non turbi l'ordine»cite-ref-157[157]; e molte altre. L'ultima frase citata venne poi ripresa dall'articolo 10 della mwbq0Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del mwbq41789 ("Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla Legge").

Contro la pena di morte e la tortura

Voltaire accolse favorevolmente le tesi del giovane illuminista mwbreitaliano mwbriCesare Beccaria sull'abolizione della mwbrmtorturacite-ref-referencec-158-0[158] e della mwbrgpena di morte, come si evince dal commento molto positivo che fece all'opera mwbrkmwbroDei delitti e delle pene, invitando i governanti a ridurre drasticamente l'uso della prima, per poi eliminarla completamente, augurandosi che spesso si rileggesse l'opera di quello che definiva "grande amatore dell'umanità".cite-ref-159[159] Secondo lui non era dai palazzi che si vedeva la civiltà di una nazione ma dalle carceri.cite-ref-160[160] Voltaire e Beccaria ebbero anche uno scambio epistolare. Sulla pena capitale Voltaire si oppone nettamente al suo uso e agli eccessi di violenza che la caratterizzavano; benché in certi casi possa apparire giusta, essa, alla ragione illuministica, si rivela solo una barbarie, in quanto i peggiori e incalliti criminali (assassini e persone pericolose per la sicurezza nazionale), anche se giustiziati, non saranno utili a nessuno, mentre potrebbero mwbsmlavorare per il bene pubblico e riabilitarsi parzialmente, motivazione principale mwbsqutilitaristica di Beccaria che Voltaire approva in pieno; egli considera l'mwbsuergastolo una punizione sufficiente per i delitti peggiori e violenticite-ref-161[161]:

«Il grande obiettivo è di servire il pubblico, e senza dubbio un uomo dedicato per tutti i giorni della sua vita a salvare una contea dalle inondazioni o a scavare dei canali per facilitare il commercio rende un servizio maggiore allo stato, che non uno scheletro che dondola da un palo, appeso con una catena di ferro.

»

Voltaire va anche oltre Beccaria, e considera, da un punto di vista mwbtaumanitario, mwbtefilantropico e mwbtigiusnaturalista e in polemica con Rousseau, un arbitrio dello stato il togliere la vita, che è mwbtmdiritto naturale di ogni essere umano (mentre la mwbtqvendetta a sangue freddo squalifica la mwbturagione umana e lo Stato stesso, in quanto non è una mwbtylegittima difesa della società, ma un accanimento), e non è nella disponibilità della legge, oltre al fatto che è possibile colpire anche innocenti, spesso senza proporzionalità:

«Quando la giustizia penale condanna un innocente è un assassinio giuridico e il più orribile di tutti. Quando si punisce con la morte un crimine che nelle altre nazioni prevede castighi più leggeri la giustizia penale è crudele e non politica. (...) è altrettanto assurdo e crudele punire le violazioni degli usi acquisiti in un paese, i delitti commessi contro l'opinione comune e coloro che non hanno fatto alcun male fisico con lo stesso supplizio col quale si puniscono i parricidi e gli avvelenatori.

»

Voltaire usa anche la sua arma più potente, l'ironia, unita al sarcasmo e alla derisione della superstizione popolare:

«Un impiccato non serve a nulla. Probabilmente qualche boia, ciarlatano quanto crudele, avrà fatto credere agli imbecilli del suo quartiere che il grasso dell'impiccato guarirà dell'epilessia.

»

Per Voltaire il crimine più orrendo che un uomo possa commettere è la pena di morte applicata per motivi religiosi o ideologici, anche mascherati da crimini comuni, come nel mwbumcaso Calas, ma dettati dal puro mwbuqfanatismo religioso, per cui il principio del governo deve essere la mwbuutolleranza.cite-ref-referenced-99-1[99]cite-ref-referencee-154-1[154]

Tuttavia non si può omettere e sottoporre ad una valutazione critica il fatto che lo stesso Voltaire contraddisse questi principi di tolleranza durante il suo dissidio con Rousseau.cite-ref-pam-88-4[88]

Contro il nazionalismo e la guerra

«Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia.»

(da Il filosofo ignorante, 1766)

Se l'uomo privato farà fortuna proprio con le forniture militari, in un secolo denso di guerre, nello scrittore netta è la condanna che emerge anche nei confronti del mwbvwmilitarismo, del mwbv0nazionalismo (in nome del mwbv4cosmopolitismo) e della guerra fine a sé stessacite-ref-163[163], uno dei motivi di rottura con Federico II, esplicitato anche nei racconti filosofici.cite-ref-164[164]

Egli oppone la mwbwgfilantropia e il mwbwkcosmopolitismo agli odi personali e nazionali in un mondo ostile:

«Mille crudeli nemici assediano la nostra vita / Sempre da noi maledetta, ma semore così cara. / Il nostro cuore [...] bruciato dal desiderio o congelato dalla noia; / Nessuno di noi è vissuto senza conoscer le lacrime. / Le caritetavoli grazie della socievolezza / Consolano i nostri dolori, almeno per pochi istanti. [...] Ah, non avveleniamo la dolcezza che ci resta / Mi sembra di vedere dei forzati in una cella funesta / Che pur potendo soccorrersi, l'un contro l'altro accaniti / Si combattono con i ferri da cui sono incatenati.»

(da Poema sulla legge naturalecite-ref-165[165])

Voltaire commenta con sarcasmo che

«La guerra, che riunisce tutti questi doni [carestia, peste, violenza, ndr], ci viene dall'inventiva di tre o quattrocento persone sparse sulla superficie del globo sotto il nome di

prìncipi o di governanti (...) Non c'è dubbio che sia una bellissima arte, quella che devasta le campagne, distrugge le abitazioni e fa crepare, normalmente, in un anno, quarantamila uomini su centomila (...) Questo ritrovato fu usato dapprima dai popoli riuniti per il loro comune benessere… Così il popolo romano, in assemblea, giudicava che fosse nel suo interesse andare a battersi prima della mietitura contro il popolo di Veio, o contro i Volsci. E qualche anno dopo tutti i Romani, pensando d’aver ragione in una certa lite contro i Cartaginesi, si batterono a lungo per terra e per mare.»

(Voltaire, Dizionario filosofico, "Guerra")

La genesi delle guerre settecentesche è individuata nelle pretese dei potenti che accampano diritti basandosi su "prove genealogiche" remote:

«Oggi la cosa è un po’ diversa. Uno studioso di genealogie dimostra a un principe che egli discende in linea retta da un conte, i cui parenti tre o quattro secoli fa avevano fatto un patto di famiglia con una casata di cui non sussiste neppur la memoria; e questa casata aveva delle lontane pretese su una certa regione il cui ultimo possessore è morto di

apoplessia

. Allora il principe e il suo Consiglio concludono senza difficoltà che quella provincia appartiene a lui per

diritto divino

. La provincia in questione, che è a qualche centinaio di leghe di distanza, ha un bel protestare che non lo conosce, che non ha alcun desiderio di esser governata da lui, che per dar legge ad un popolo bisogna almeno avere il suo consenso: questi discorsi non arrivano nemmeno alle orecchie del principe, saldo nel suo buon diritto.»

(Voltaire, ibidem)

Voltaire attacca poi l'ampio uso dei mwbxqmercenari di professione:

«Egli trova immantinente un gran numero d’uomini che non ha niente da perdere: li veste d’un grosso panno blu a cento soldi il metro, orla i loro berretti con un bel filetto bianco o dorato, insegna loro a voltare a destra e sinistra e marcia con essi alla gloria. Gli altri principi che sentono parlare di questa bella impresa, subito vi prendono parte, ciascuno secondo il suo potere, e ricoprono così una piccola parte del globo di tanti assassini mercenari quanti non ne ebbero mai al loro seguito

Gengis Khan

,

Tamerlano

o

Bajazet

. Altri popoli lontani, sentendo dire che si sta per battersi, e che ci sono cinque o sei soldi al giorno da guadagnare per quelli che vogliono partecipare alla festa, si dividono subito in bande, come i mietitori, e vanno ad offrire i loro servigi a chiunque voglia assoldarli. E tutte queste moltitudini si accaniscono le une contro le altre, non solo senza aver nessun interesse nella faccenda, ma senza neppur sapere di che si tratta. Talvolta vi sono cinque o sei potenze belligeranti tutte insieme: tre contro tre, o due contro quattro, o una contro cinque, che si detestano ugualmente le une e le altre, si uniscono e si attaccano volta a volta, e sono tutte d’accordo in una sola cosa: di fare il maggior male che si può…»

(Voltaire, ibidem)

La guerra fa emergere il peggio dell'essere umano, non ci sono eroismi o idealismi che possano reggere:

«Tutti i vizi di tutte le età e di tutti i paesi del globo riuniti assieme non uguaglieranno mai i peccati che provoca una sola campagna di guerra… La cosa più stabiliante di questa impresa infernale è che ogni capo assassino fa benedire le sue bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il prossimo (...) Ognuno allegramente va incontro al delitto sotto la bandiera del proprio santo (...) Filosofi moralisti, bruciate i vostri libri! Finché il capriccio di pochi uomini farà legalmente sgozzare migliaia di nostri fratelli, la parte del genere umano che si consacra all'eroismo sarà quanto c'è di più infame nell'intera natura... Che cosa diventano e che m’importano la carità cristiana, la beneficenza, la modestia, la temperanza, la mitezza, la saggezza, la fede, quando una mezza libbra di piombo tirata da mille passi mi fracassa il corpo, ed io muoio a vent’anni tra tormenti orribili, in mezzo a cinque o seimila moribondi, mentre i miei occhi, aprendosi per l’ultima volta, vedono la città dove sono nato distrutta dal ferro e dal fuoco, e gli ultimi suoni che odono le mie orecchie sono i gemiti delle donne e dei bambini che spirano sotto le rovine?»

(Voltaire, ibidem)

Egli attacca frequentemente l'uso politico della religione per giustificare le guerre e le violenze, e auspica la distruzione del mwbxkfanatismo religioso:

«Ci sono meno

cannibali

di una volta nella cristianità; questo è sempre un motivo di consolazione nell'orribile flagello della guerra, che non lascia mai respirare l'Europa vent'anni in pace. Se la guerra stessa è diventata meno crudele, il governo di ogni Stato sembra divenire ugualmente meno inumano e più saggio. I buoni scritti, pubblicati da qualche anno, sono penetrati in tutta l'Europa, malgrado dei satelliti del fanatismo che controllavano tutti i passaggi. La ragione e la pietà sono penetrate fino alle porte dell'Inquisizione. Gli atti da antropofagi che si chiamavano

atti di fede

, non celebrano più così spesso il Dio di misericordia alla luce dei roghi e tra i fiotti di sangue sparsi dal boia. In Spagna si incomincia a pentirsi di aver scacciato i Mori che coltivavano la terra; e se oggi si trattasse di revocare l'

editto di Nantes

, nessuno oserebbe proporre un'ingiustizia così funesta.»

(Voltaire, Della pace perpetuacite-ref-166[166])

L'eguaglianza

Per Voltaire l'mwbyueguaglianza formale è una mwbyycondizione di natura, l'mwbycuomo selvaggio è libero, anche se non civilizzato. L'uomo civile è schiavo a causa delle guerre e dell'ingiustizia; l'mwbygeguaglianza sostanziale non c'è perché ognuno svolga la sua funzione, con l'esempio che egli fa, nel mwbykmwbyoDizionario filosofico, del mwbyscuoco e del mwbywcardinale,cite-ref-167[167] in cui ognuno deve svolgere la propria attività, come è utile al momento presente, poiché così sussisterà il mondo, anche se umanamente entrambi appartengono alla stessa condizione esistenziale. Voltaire rifiuta quindi ogni soluzione rivoluzionaria. La sua soluzione, vista l'impossibilità di riformare la Francia, è quella di autoesiliarsi.

«Importa poco che taluno si chiami

Sua Altezza

e un altro

Sua Santità

. Ciò che è duro è servire l'uno e l'altro. [...] Ogni uomo, in fondo al cuore, ha il diritto di credersi interamente eguale agli altri uomini; non ne consegue che il cuoco di un cardinale debba ordinare al suo padrone di preparargli il pranzo; ma il cuoco può dire: «Sono un uomo come il mio padrone; sono nato come lui piangendo; egli morirà con le mie stesse angosce e con le stesse cerimonie. Facciamo ambedue le stesse funzioni animali. Se i

turchi

s’impadroniscono di

Roma

, e se allora io divento cardinale e il mio padrone cuoco, lo prenderò al mio servizio.» Tutto questo discorso è ragionevole e giusto; ma aspettando che il

gran Turco

s’impadronisca di Roma, il cuoco deve fare il suo dovere, o qualsiasi società umana è sovvertita.

Quanto a colui che non è né cuoco di cardinale né riveste alcuna carica statale; quanto al privato che non deve niente a nessuno, ed è seccato d’essere ricevuto dappertutto con aria di protezione o di disprezzo, e sa bene che parecchi monsignoricite-ref-168[168] non hanno né maggior cultura, né maggior acume, né maggiore virtù di lui, e che alla fine si stufa di fare anticamera, quale partito dovrà prendere? Quello di andarsene.»

(Voltaire, Dizionario filosofico, "Eguaglianza")

Economicamente aderisce in parte al mwbzcmwbzglaissez faire liberale che muove i primi passi con l'Illuminismo, perlomeno nel richiedere la libertà del commercio dal controllo statale; tuttavia, egli non è un mwbzkliberista come mwbzoAdam Smith.cite-ref-autogenerato2-39-5[39] Riteneva infatti che lo Stato potesse intervenire in favore dell'industria, dell'economia e dei cittadini anche facendo ricorso al mwbz8debito pubblico ("qualsiasi Stato che prende soldi in prestito dal suo popolo non è più povero per questo"). Si dimostrò inoltre a favore della tassazione progressiva e all'abolizione di ogni privilegio fiscale di mwbaeclero e mwbainobiltà, cosa che il mwbamterzo stato riuscirà a ottenere nel 1789 all'inizio della Rivoluzione.

«Uno Stato è ben governato, per quanto lo può permettere la debolezza umana, quando un

ordine dello Stato

non è favorito a spese di un altro, quando si contribuisce ai carichi pubblici non secondo la propria qualità ma secondo il proprio reddito.»

(Voltaire)

Voltaire crede inoltre che il mwbaylusso, quando non è un mero spreco, mwbacfaccia bene alla mwbaggrande economia e quindi alla mwbaksocietà, rendendo tutti più prosperi e aumentando la sensazione di benessere generale, come riporta alla voce mwbaoLusso del mwbasDizionario filosofico del 1764.cite-ref-169[169] Nel poema mwbbaLe mondain del 1736 contesta ogni pratica mwbbeascetica o solo ispirata alla mwbbifrugalità e alla mwbbmsemplicità sostenuta da mwbbqpuritani e cattolici ed esalta invece il materiale gusto di vivere e la non rinuncia a mwbbugodere sino in fondo quanto la vita può offrire ("chi non ha lo spirito della sua epoca / Della sua epoca ha tutto il male", scrisse a Madame du Châtelet). La sua opinione cambia radicalmente dopo l'evento del terremoto di Lisbona del 1755 quando comincia a dubitare dell'esistenza del male come scelta provvidenziale di Dio, divenendo molto meno ottimista.

Politicamente, invece, il suo pensiero non aderisce al liberalismo democratico poiché ancora legato ad una concezione mwbbcoligarchica e gerarchica della società, come si evince ad esempio da questo passaggio: «Lo spirito di una nazione risiede sempre nel piccolo numero che fa lavorare il gran numero, ne è nutrito e lo governa.»cite-ref-170[170].

Pensiero filosofico

Voltaire e il Regno Unito

Tra le esperienze più significative del Voltaire intellettuale sono certamente da annoverare i viaggi, quello nei mwbcuPaesi Bassi e soprattutto quello nel mwbcyRegno Unito; qui il giovane parigino vide praticare attivamente la tolleranza religiosa e la libertà di espressione di idee politiche, filosofiche e scientifiche. Al suo spirito insofferente di ogni repressione assolutistica e clericale (anche perché reduce dall'esperienza nelle rigide scuole dei mwbccgesuiti) il Regno Unito appare come il simbolo di una forma di vita illuminata e libera.cite-ref-autogenerato2-39-6[39]

Immerso nello studio della cultura anglosassone, Voltaire rimane accecato dalle luminose e rivoluzionarie dottrine scientifiche di mwbc0Newton e dal mwbc4deismo e l'mwbc8empirismo di mwbdaJohn Locke. Egli trae, da questo incontro con la filosofia del Regno Unito, il concetto di una scienza concepita su base sperimentale intesa come determinazione delle leggi dei fenomeni e il concetto di una filosofia intesa come analisi e critica dell'esperienza umana nei vari campi.cite-ref-autogenerato2-39-7[39] Nacquero così le mwbdumwbdyLettres sur les anglais o mwbdcLettres philosophiques (mwbdg1734) che contribuirono ad allargare l'orizzonte razionale europeo ma che gli attirarono addosso i fulmini delle persecuzioni.cite-ref-autogenerato2-39-8[39]

mwbd4Le Lettres vengono condannate, per quanto riguarda i princìpi religiosi, da coloro che sostenevano la necessità politica dell'unità di culto; dal punto di vista politico, esse, esaltando l'onorabilità del commercio e la libertà, si opponevano spudoratamente al tradizionalistico regime francese, e dal lato filosofico, in nome dell'empirismo, tentavano di svincolare la ricerca scientifica dall'antica subordinazione alla verità religiosa.cite-ref-autogenerato2-39-9[39] Il programma filosofico di Voltaire si delineerà in maniera più precisa successivamente con il mwbemTraité de métaphisique (mwbeu1734), la mwbeyMétaphisique de Newton (mwbeg1740), mwbekRemarques sur les pensées de Pascal (mwbes1742), il mwbewmwbe0Dictionnaire philosophique (mwbe41764), il mwbe8Philosophe ignorant (mwbfe1766), per citare i più importanti.

Non mancano tuttavia nelle sue opere accenti critici contro gli inglesi.cite-ref-171[171].

La religione naturale e l'anticlericalismo

«L'universo mi imbarazza, e non posso fare a meno di riflettere / che se esiste un tale orologio debba esistere un orologiaio»

(Voltaire, Les cabales, 1772)

Il problema che Voltaire principalmente si pone è l'mwbf8esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere a una giusta nozione dell'uomo. Il filosofo non la nega, come alcuni altri illuministi che si dichiaravano mwbgaatei (il suo amico mwbgeDiderot, mwbgiD'Holbach e altri) perché non trovavano prova dell'esistenza di un mwbgmEssere Supremo, ma nemmeno, nel suo mwbgqrazionalismo mwbgulaico, assume una posizione mwbgyagnostica. Egli vede la prova dell'esistenza di Dio nell'ordine superiore dell'universo, infatti così come ogni opera dimostra un artefice, mwbgcDio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all'esistenza degli esseri, si deve ammettere che sussiste un Essere creatore, un Principio primo, autore di un mwbggDisegno intelligente.cite-ref-172[172]

«[Un modo] per acquisire la nozione di "essere che dirige l'universo" è considerare il fine al quale ogni essere appare essere diretto. Quando vedo un orologio con una lancetta che segna le ore, concludo che un essere intelligente ha progettato la meccanica di questo meccanismo così che appunto la lancetta segni le ore. Perciò, quando vedo il meccanismo del corpo umano, concludo che un essere intelligente ha progettato questi organi per essere nutriti all'interno del ventre materno per nove mesi; gli occhi per vedere, le mani per afferrare e così via. Ma da simile argomento, non posso concludere nient'altro, a parte per il fatto che sia probabile che un essere intelligente e superiore ha preparato e dato forma alla materia con abilità; non posso concludere da tale argomento e basta che questo essere ha creato la materia dal nulla o che è infinito in qualsiasi senso s'intenda. A ogni modo cerco con intensità dentro alla mente mia la connessione tra le seguenti idee — "è probabile che io sia il prodotto di un essere più potente di me stesso, quindi questo essere è eterno, quindi ha creato tutto quanto, quindi è infinito e così via." — Non riesco a intravedere il filo che porti direttamente a quella conclusione. Posso solo constatare che v'è qualcosa di più potente di me stesso, e nient'altro.»

(Voltaire, Trattato di metafisica, seconda versione, 1736, capitolo II)

La sua posizione fu pertanto mwbg8deista, come già accennato:

«Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo, ma tutta la natura ci grida che esiste.»

(Voltaire, Épître 104 – Épître à l'Auteur du Livre des Trois Imposteurs, v. 22.)

Dunque Dio esiste e sebbene abbracciando questa tesi si trovino molte difficoltà, le difficoltà che si pongono abbracciando l'opinione contraria sarebbero ancora maggiori, vivendo Voltaire in un'epoca in cui le leggi dell'mwbhcevoluzione non erano ancora scoperte e l'alternativa al deismo era l'eternità della "mwbhgmateria", che comunque è un principio originale. Il Dio di Voltaire non è il dio rivelato, ma non è neanche un dio di una posizione mwbhkpanteista, come quella di mwbhoSpinoza. È una sorta di mwbhsGrande Architetto dell'Universo, un orologiaio autore di una macchina perfetta (tra l'altro, gli orologi erano una passione di Voltaire, che si dedicava alla costruzione di essi a Ferney). Voltaire non nega una mwbhwProvvidenza, ma non accetta quella di tipo mwbh0cristiano, ossia non accetta una provvidenza che sia contemporaneamente buona e onnipotente non aderendo alle risposte mwbh4leibniziane sul mwbh8problema del male (come ampiamente spiegato nel mwbiamwbieCandido);cite-ref-173[173] secondo le sue convinzioni (come quelle di molti del suo tempo), l'uomo nello stato di natura era felice, avendo istinto e ragione, ma la civiltà ha contribuito all'infelicità: occorre quindi accettare il mondo così com'è, e migliorarlo per quanto è possibile. Aveva contribuito a queste sue convinzioni lo studio di mwbiyNewton, conosciuto, come detto, nel periodo inglesecite-ref-174[174]: la cui scienza, pur rimanendo estranea, in quanto filosofia matematica, alla ricerca delle cause, risulta strettamente connessa alla metafisica teistica, implicando una razionale credenza in un Essere Supremo (mwbisÊtre Supreme, a cui si ispirerà vagamente il mwbiwCulto della Ragione di mwbi0Robespierre).cite-ref-175[175]

Voltaire inoltre è spinto dalla censura, specialmente in alcune opere che egli voleva fossero a larga diffusione, fuori dall'ambiente accademico ed enciclopedico dei mwbjmphilosophes, a non mettere troppo in dubbio il cristianesimo e il concetto di divinità tradizionale, onde convincere i propri interlocutori: ad esempio nel mwbjqTrattato sulla tolleranza, in cui spesso fa riferimento ai Vangeli o al cattolicesimo, sapendo di dover convincere - in primo luogo i giuristi cattolici - a riaprire il caso Calas, senza quindi entrare troppo in urto con la Chiesa e la fede diffusa.cite-ref-176[176]

Voltaire crede comunque in un Dio che unifica, Dio di tutti gli uomini: universale come la ragione, Dio è di tutti.cite-ref-177[177]cite-ref-178[178]cite-ref-referencef-179-0[179]

Come altri pensatori-chiave del periodo si considera espressamente un mwbkcdeista/mwbkgteistacite-ref-180[180], esprimendosi così: «Cos'è la fede? È credere in qualcosa di evidente? No. Alla mia mente è perfettamente evidente l'esistenza di un necessario, eterno, supremo, e intelligente mwbk0Essere. Questa non è materia di fede, ma di ragione».cite-ref-181[181]cite-ref-182[182] Questa concezione assomiglia a quella del Dio impersonale/mwblymwblcLogos degli mwblgstoici, di mwblkCicerone e dei mwbloplatonici, e in generale di quasi tutta la mwblsfilosofia antica.cite-ref-183[183]

Il mwbmedeismo di Voltaire comunque si rifiuta di ammettere qualsiasi intervento di Dio nel mondo umano, ed è restio, soprattutto dopo il terremoto di Lisbona, ad ammettere l'esistenza di una vera e propria mwbmiDivina Provvidenza.cite-ref-184[184]cite-ref-185[185] Il Supremo ha solo avviato la macchina dell'universo, senza intervenire ulteriormente, come gli dei di mwbmsEpicuro, dunque l'uomo è libero, ovvero ha il potere di agire, anche se la sua libertà è limitatacite-ref-186[186]; il filosofo può comunque rivolgersi all'Essere supremo, anche per incitare alla tolleranza gli uomini che leggeranno.cite-ref-187[187]cite-ref-188[188]

Anche il mwbn0naturalista mwbn4Buffon, pre-evoluzionista, la condivide, e sarà invece mwbn8Diderot a staccarsene gradualmente dopo che i semi dell'mwboaevoluzionismo cominciano a diffondersi (anche se sarà solo nel mwboeXIX secolo con mwboiCharles Darwin che nascerà ufficialmente il concetto di mwbomselezione casuale delle specie).cite-ref-189[189] All'epoca della formazione culturale di Voltaire, la maggioranza dei razionalisti ammettevano la divinità come garante di ordine morale e "motore immobile" dell'universo e della vita, in quanto pareva una spiegazione più semplice del materialismo ateo, propugnato ad esempio da mwbogJean Meslier (un prete segretamente ateo di cui Voltaire pubblicò estratti del famoso mwbokTestamento) e dal detto mwbood'Holbach, in senso completamente mwbosmeccanicista e mwbowdeterminista, e più cautamente da mwbo0Diderot. Voltaire accetta l'idea teologica di Newton, mwbo4John Locke e mwbo8David Hume, per cui, se in certi frangenti è difficile credere, è comunque un'idea accettabile, allo stato delle conoscenze dell'epoca. Solo con la scoperta dell'mwbpaevoluzione darwiniana e la teoria cosmologica del mwbpeBig Bang, questa molto successiva a Voltaire, molti scienziati e filosofi razionalisti abbandoneranno il deismo per l'agnosticismo e lo scetticismo.cite-ref-190[190].

Voltaire critica razionalmente anche i mwbpctesti biblici, mettendo in dubbio la storicità e la validità morale di gran parte dei testi. Il suo approccio generale è ispirato a quello di alcuni mwbpgriformatori come i mwbpksociniani, ma l'attitudine profondamente scettica del pensatore francese lo separa però sia da Locke sia dai teologi mwbpounitariani come appunto mwbpsFausto Socini, oltre che da Rousseau, deista tendente al calvinismo, e sostenitore di una mwbpwreligione civile "imposta" per legge, cioè mwbp0religione di Stato, che invece Voltaire considera inutile e ingiusta, se ciò genera oppressione e violenza verso altri culti.cite-ref-191[191]

Già nella sua epoca e successivamente gli avversari di Voltaire lo accusavano di essere un "mwbqmateo pratico"cite-ref-192[192]cite-ref-193[193] al pari di mwbqwDiderot, e definirono il suo deismo come una mera speculazione filosofica senza implicazioni moralicite-ref-194[194], simile secondo essi dello mwbrespinozismo mwbripanteista.cite-ref-195[195]

La polemica anticlericale e anticattolica

(francese)

«Écrasez l'Infâme

»

(italiano)

«Schiacciate l'infame»

Obiettivo principale di Voltaire e di tutto il suo pensiero, o, se si vuole, la missione della sua vita, è l'annientamento della mwbr4Chiesa cattolica (che lui chiama mwbr8l'infame, anche se utilizza questo termine con riferimento a ogni spiritualità forte, che senza mezzi termini ritiene semplicemente mwbsafanatismo religioso)cite-ref-197[197]. Egli infatti tenta di demolire il mwbsucattolicesimo per proclamare la validità della religione naturale.cite-ref-198[198] In una lettera a Federico II del mwbso1767, scrive riferendosi al cattolicesimo: mwbss"La nostra [religione] è senza dubbio la più ridicola, la più assurda e la più assetata di sangue mai venuta a infettare il mondo".cite-ref-199[199]

La sua fede nei principi della morale naturale mira a unire spiritualmente gli uomini al di là delle differenze di costumi e di usanze. Proclama quindi la tolleranza contro il mwbtefanatismo e la mwbtisuperstizione (che stanno «alla religione come l'astrologia all'astronomia»cite-ref-voltaire-p-xx-155-1[155]) nel mwbtcmwbtgTrattato sulla tolleranza (mwbtk1763), nonché la mwbtolaicità tramite molti scritti mwbtsanticlericali: uno dei suoi obiettivi è la completa separazione tra Chiesa e Stato, ad esempio con l'istituzione del mwbtwmatrimonio civile.cite-ref-200[200] Voltaire era solito firmare la fine delle sue lettere con mwbueÉcrasez l'infame (schiacciate l'infame); in seguito lo abbreviò con mwbuiEcr. L'inf..cite-ref-201[201] Per liberare le religioni positive da queste piaghe è necessario trasformare tali culti, compreso il cristianesimo, nella religione naturale, lasciando cadere il loro patrimonio dogmatico e facendo ricorso all'azione illuminatrice della ragione.cite-ref-referencec-158-1[158]

Dal cristianesimo primitivo Voltaire accetta alcuni insegnamenti morali,cite-ref-202[202] ovvero la semplicità, l'umanità, la carità, e ritiene che voler ridurre questa dottrina alla metafisica significa farne una fonte di errori. Più volte infatti il parigino, elogiando la dottrina cristiana predicata da Cristo e dai suoi discepoli (anche se dubita della veridicità dei racconti evangelici), addebiterà la degenerazione di questa in fanatismo, alla struttura che gli uomini, e non il mwbvaRedentore, hanno dato alla chiesa.cite-ref-203[203] Il mwbvuCristianesimo, se vissuto in maniera razionale, senza dogmi, riti, miracoli, clero e fede cieca, nel pensiero di Voltaire coincide con la legge di natura.cite-ref-referencef-179-1[179]cite-ref-204[204]

Contro il cristianesimo moderno e la concezione materialistica

Voltaire porta avanti una doppia polemica, contro l'intolleranza e la sclericità del cattolicesimo, e contro l'mwbwuateismo e il mwbwymaterialismocite-ref-referenceg-205-0[205], sebbene gran parte della sua speculazione parta da elementi materiali.cite-ref-206[206] «Voltaire non si sente l'animo di decidersi né per il materialismo né per lo mwbw8spiritualismo. Egli ripete spesso che "come non sappiamo che cosa sia uno spirito, così ignoriamo cosa sia un corpo"».cite-ref-207[207]

Il filosofo dirà che "l'ateismo non si oppone ai delitti ma il fanatismo spinge a commetterli"cite-ref-referenceg-205-1[205], anche se concluderà poi che essendo l'ateismo quasi sempre fatale alle virtù, in una società è più utile avere una religione, anche se fallace, che non averne nessuna. È principalmente un problema etico, sulla religione come mwbxkinstrumentum regnii, e come coscienza del popolo e del re,cite-ref-208[208] oltre che l'utilizzo della nozione di Dio come una sorta di "motore primo" della creazione.cite-ref-209[209] Voltaire crede che la colpa non sia però degli atei espliciti e convinti (ed è molto più sfumato nei giudizi verso il generico mwbyipanteismo o l'irreligiosità), ma delle religioni rivelate, principalmente del cristianesimo, che, rendendo odioso il loro Dio, hanno spinto a negarlo del tutto.cite-ref-referenceg-205-2[205] La religione razionale può essere utile a mantenere l'ordine nel popolo ignorante, come già ricordava mwbycNiccolò Machiavelli, che pure non vi credeva.cite-ref-210[210] La mwbywsuperstizione è ritenuta sbagliata e ridicola, a meno che non serva a evitare che il popolo divenga intollerante e ancora più dannoso; Voltaire teme difatti, come un superstizioso intollerante, anche un ateo violento e intollerante, affermando che l'ateo morale (di cui parla invece d'Holbach), è cosa molto rara. Fa anche l'esempio delle religioni e delle credenze pagane, che spesso svolgevano una funzione morale ed erano personificazioni di principi e comportamenti, pur essendo ridicole anch'esse agli occhi di un filosofo. Afferma che "mwby0Les lois veillent sur les crimes connus, et la religion sur les crimes secrets" (la legge vigila sui crimini conosciuti, la religione su quelli segreti).cite-ref-voltaire-p-xx-155-2[155]

Non solo il cristianesimo, soprattutto il cattolicesimo, ma ogni mwbzwreligione rivelata, è solo una superstizione inventata dall'uomo, ed è ormai troppo corrotta perché si possa recuperare in pieno.cite-ref-211[211]cite-ref-212[212] Secondo il giornalista cattolico mwb0uVittorio Messori l'antipatia di Voltaire per la mwb0ychiesa cattolica era manifesta e costante: nel mwb0c1773 egli si spinse ad affermare la vicina fine del mwb0gCristianesimo:cite-ref-213[213]

«Nella cultura nuova, non ci sarà futuro per la superstizione cristiana. Io vi dico che, tra vent'anni, il Galileo sarà spacciato»

(citazione attribuita a Voltaire)

Una leggenda infondata racconta che la villa ginevrina di Voltaire divenne un deposito della Società Biblica di Ginevra.cite-ref-214[214] Voltaire attacca anche, nelle sue opere, l'mwb1qIslam e altri culti non cristiani, ad esempio in mwb1umwb1yMaometto ossia il fanatismo e in mwb1cmwb1gZadig. Per spiegare il male, Voltaire afferma che accade per colpa dell'uomo, che combatte guerre e cede a fanatismo e violenza o è insito nella natura delle cose, ma il progresso e il lavoro umano lo attenuerà per quanto possibile.cite-ref-215[215] Del resto, scrive, "sarebbe strano che tutta la natura, tutti gli astri obbedissero a delle leggi eterne, e che vi fosse un piccolo animale alto cinque piedi che, a dispetto di queste leggi, potesse agire sempre come gli piace solo secondo il suo capriccio".cite-ref-216[216] Sull'mwb2eimmortalità dell'anima e sull'esistenza di una mwb2ivita dopo la morte, invece, Voltaire è più ambiguo, e mantiene una posizione di mwb2magnosticismo, evitando di pronunciarsi esplicitamente su questo argomento.cite-ref-217[217]

Degna di menzione è la polemica che Voltaire porterà avanti contro mwb2kBlaise Pascal, che diventerà soprattutto polemica contro l'apologetica e il pessimismo cristiano in genere. Voltaire dice di prendere le difese dell'umanità contro quel "misantropo sublime", che insegnava agli uomini a odiare la loro stessa natura. Più che con l'autore delle mwb2oProvinciales, egli dice di scagliarsi contro quello dei mwb2sPensées, in difesa di una diversa concezione dell'uomo, del quale sottolinea piuttosto la complessità dell'animo, la molteplicità del comportamento, affinché l'uomo si riconosca e si accetti per quello che è, e non tenti un assurdo superamento del suo stato.cite-ref-voltpasc-218-0[218]

In conclusione si può asserire che entrambi i filosofi riconoscono che l'essere umano per la sua condizione è legato al mondo, ma Pascal pretende che egli se ne liberi e se ne distolga, Voltaire vuole che la riconosca e l'accetti: era il mondo nuovo che si scagliava contro il vecchio.cite-ref-voltpasc-218-1[218]

Etica e animali

Tra gli argomenti polemici di Voltaire vi è un deciso attacco all'idea teologica della differenza essenziale e sovrannaturale fra l'essere umano e gli animali e della superiorità di diritto divino da parte dell'uomo nei confronti dell'intera natura.cite-ref-mannucci-219-0[219] Partendo da questa critica, lo scrittore condanna la mwb4avivisezione e i tormenti inflitti agli animali d'allevamento, mostrando simpatia per il mwb4evegetarismo dei mwb4ipitagorici, di mwb4mPorfirio e di mwb4qIsaac Newton.cite-ref-mannucci-219-1[219] La questione della crudeltà verso gli animali e del vegetarismo è affrontata da Voltaire in parecchie opere, dagli mwb4kElementi della filosofia di Newton al mwb4oSaggio sui costumi (nel capitolo sull'India), e anche in mwb4sZadig, nel mwb4wDizionario filosoficocite-ref-220[220] in mwb5eLa principessa di Babilonia e specialmente nel mwb5iDialogo del cappone e della pollastrella.cite-ref-mannucci-219-2[219] Voltaire fu vegetariano negli ultimi vent'anni di vita.

«Ci mettono in prigione per qualche giorno, ci fanno ingoiare un pastone di cui hanno il segreto, ci cavano gli occhi per non farci avere alcuna distrazione; alla fine, una volta giunto il giorno della festa, ci strappano le penne, ci tagliano la gola, e ci fanno arrosto. Siamo portati davanti a loro su un grande piatto d'argento; ognuno dice di noi quello che pensa; si fa la nostra orazione funebre: uno dice che sappiamo di nocciola; l'altro vanta la nostra carne succulenta; si lodano le nostre cosce, le nostre ali, il nostro codrione; ed ecco finita per sempre la nostra storia in questo basso mondo.»

(da Dialogo del cappone e della pollastrella)

Voltairemwb5k – che può essere considerato, sotto questo aspetto, un precursore di mwb5oJeremy Benthamcite-ref-221[221] – pone aspramente in discussione le posizioni mwb58cartesiane che riducevano l'animale ad una macchina senza coscienza. Nel mwb6aDizionario filosoficocite-ref-222[222] , egli sottolinea quale vergogna sia stata «aver detto che le bestie sono macchine prive di coscienza e sentimento»cite-ref-demori-223-0[223] e, rivolgendosi al vivisettore che seziona un animale nella più assoluta indifferenza, gli chiede: «tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te. Rispondimi, meccanicista, la natura ha dunque combinato in lui tutte le molle del sentimento affinché egli non senta?».cite-ref-demori-223-1[223]

Voltaire e la storiografia umana

«Cosa ha prodotto dunque il sangue di tanti milioni di uomini, il saccheggio di tante città? Nulla di grande, nulla di considerevole (...) quasi tutta la Storia non è che una lunga sequenza di inutili atrocità»

(Voltaire, Saggio sui costumi)

Voltaire fu uno dei più celebri storici del suo secolo.cite-ref-calzolari-introduzione-224-0[224] Le concezioni filosofiche di Voltaire sono inscindibili dal suo modo di fare mwb7wstoria. Infatti egli vuole trattare questa disciplina da filosofo, cioè cogliendo al di là della congerie dei fatti un ordine progressivo che ne riveli il significato permanente.

Dalle sue grandi opere storiche (mwb8iHistorie de Charles XII del mwb8q1731, mwb8uLes siècle de Louis XIV del mwb8c1751, mwb8gEssai sur les moeurs et l'esprit des nations del mwb8o1754-mwb8s1758), nasce una storia "dello mwb8wspirito umano", ovvero del Progresso inteso come il dominio che la ragione esercita sulle passioni, nelle quali si radicano i pregiudizi e gli errori, infatti lmwb80'mwb84Essai presenta sempre come incombente il pericolo del fanatismo. La filosofia della storia di Voltaire inaugura, dopo il precursore mwb88Giambattista Vico, il cosiddetto "mwb9astoricismo", per cui la realtà è storia, calata nel suo contesto, e mwb9eimmanenza.cite-ref-225[225]

La storia non è più orientata verso la conoscenza di Dio, problema filosofico, non è questo lo scopo dell'uomo, il quale deve invece dedicarsi a capire e a conoscere sé stesso fino a che la scoperta della storia si identifichi con la scoperta dell'uomo. La storia è diventata storia dell'mwb9cIlluminismo, del rischiaramento progressivo che l'uomo fa di sé stesso, della progressiva scoperta del suo principio razionale. A volte, però, sacrifica la perfetta veridicità, come quando applica la filosofia alla storia, per semplificare alcuni concetti e renderli chiari.cite-ref-226[226]cite-ref-227[227]

L'India come culla dell'umanità

Il modello antropologico di fondo dell'mwb-morientalismo settecentesco, ripreso poi da mwb-qDiderot, può inoltre essere ben percepito nell′mwb-uEssai sur les mœurs di Voltaire. In questa "storia universale" - così infatti si intitolava una versione precedente del mwb-yEssai che l'autore aveva scritto - Voltaire scosse l'establishment clericale e accademico ponendo la mwb-cCina, e soprattutto l'mwb-gIndia, a capo della sua cronologia, con gli ebrei (tradizionalmente posti all'origine della cronologia sacra della storia) ben dietro.cite-ref-228[228] Voltaire infatti presentò l'India e la Cina come le prime civiltà avanzate del mondo antico e, aggiungendo al danno la beffa, suggerì che gli ebrei non solo succedettero a delle civiltà precedenti, ma anche che le avevano copiati: «Gli ebrei hanno copiato tutto da altre nazioni».cite-ref-229[229] Voltaire diffuse queste affermazioni eterodosse anche nei suoi mwb-eContes.cite-ref-230[230] e nelle mwb-ycritiche agli ebrei contenute nel mwb-cmwb-gDizionario filosofico.

Secondo il filosofo di mwcaeFerney, i progenitori di tutte le conoscenze erano soprattutto gli Indiani: «Sono convinto che tutto provenga dalle rive del Gange, l'astronomia, l'astrologia, la metempsicosi etc...».cite-ref-231[231] Questa ipotesi era particolarmente seduttiva, perché poteva essere estesa agli aspetti più sofisticati della cultura umana, vale a dire, ad esempio, le scienze. In qualità di storico, approfondì anche le convinzioni religiose, mwcaycome il buddhismo, degli asiatici.

Voltaire e l'astronomo francese mwcagJean Sylvain Bailly ebbero un vivace scambio epistolare che fu pubblicato dallo stesso Bailly nelle mwcakmwcaoLettres sur l'origine des sciences. Bailly, pur apprezzando l'ipotesi di Voltaire, cerca comunque di confutarla per propugnare la sua tesi di un antichissimo popolo nordico progenitore dell'umanità, secondo la propria mwcasconcezione della storia.

Secondo lo storico David Harvey, «sebbene colpito dalla storia dell'astronomia di Bailly, Voltaire era ben poco convinto dalla sua pretesa delle origini nordiche della scienza».cite-ref-232[232] Dichiarando di essere «convinto che ogni cosa sia giunta a noi dalle sponde del Gange» Voltaire rispose che i Brahmani «dimorando in un clima incantevole e al quale la natura aveva donato tutti i suoi doni, dovevano, mi sembra, avere più tempo libero per contemplare le stelle rispetto ai Tartari e agli Uzbeki» facendo riferimento ai territori, quelli della mwcbeScizia e del mwcbiCaucaso, che secondo Bailly avevano ospitato quella sconosciuta civiltà avanzata di cui parlava.cite-ref-233[233] Al contrario, sosteneva che «la Scizia non ha mai prodotto nulla, se non le tigri, capaci solo di divorare i nostri agnelli» e chiese ironicamente a Bailly: «È credibile che queste tigri siano partite dalle loro terre selvagge con quadranti e astrolabi?».cite-ref-234[234] Lo storico Rolando Minuti ha notato che le «metafore zoomorfe» erano centrali nella rappresentazione di Voltaire dei popoli "barbari" del mwcbsAsia centrale, e gli servivano, all'interno della sua macro-narrativa sull'origine della civiltà, per giustapporre la natura distruttiva e animalesca dei popoli nomadi con la coltivazione delle arti e delle scienze dalle civiltà urbane originarie del mwcbwGange, dipingendo le prime come «le antagoniste storiche della civilizzazione».cite-ref-235[235] Questa concezione dell'India come origine della civiltà avrà molta fortuna nel XIX secolo, essendo ripresa anche da mwcceArthur Schopenhauer.

Il reale e l'ironia voltairiana

mwccqShaftesbury disse che "non c'è miglior rimedio del buon umore contro la superstizione e l'intolleranza e nessuno mise in pratica meglio di Voltaire questo principio"; infatti "il suo modo di procedere si avvicina a quello di un caricaturista, che è sempre vicino al modello da cui parte, ma attraverso un gioco di prospettive e di proporzioni abilmente falsate, ci dà la sua interpretazione". Per Voltaire, nonostante ci sia sempre del buono che ha impedito la totale autodistruzione del genere umano, lungo la storia e nel presente si vedono enormi ingiustizie e tragedie, e l'unico modo per affrontare il male con lucidità, è quello di riderne, anche mwccucinicamente, tramite un umorismo che ridicolizzi l'ottimismo consolatorio e teorico, scaricando attraverso l'ironia e la satira, fiorente nel Settecento, la tensione emotiva, anziché dirottarla sul sentimento, come faranno i mwccyromantici.cite-ref-236[236]

L'mwccwumorismo, l'mwcc0ironia, la mwcc4satira, il mwcc8sarcasmo, l'irrisione aperta o velata, sono da lui adoperati di volta in volta contro la mwcdametafisica, la mwcdescolastica o le mwcdicredenze religiose tradizionali. Ma talvolta, questo semplicizzare ironicamente certe situazioni, lo porta a trascurare o a non cogliere aspetti molto importanti della storia.cite-ref-237[237]cite-ref-238[238]

«Forse Voltaire pensò che l'umanità non merita un'analisi più complessa. È probabile che non si sbagliasse.»


Storiografia sull'Europa dell'Est

Nel suo libro mwcd4Storia dell'Impero russo sotto mwcd8Pietro il Grande emerge una delle molte facce di Voltaire, predicatore della tolleranza e del mwceadeismo, in contrasto con il materialismo di mwceeHolbach e degli enciclopedisti, poeta epico, ironico, avventuroso e, in questo caso, costruttivo. Là dove il giovane Voltaire nella mwceiStoria di mwcemCarlo XII, figura intorno alla quale mwceqHeidenstam scriverà la mwceuKarolinerna, mostra il fascino verso l'eroismo e la bellezza, nella sua maturità lo stesso Carlo XIIcite-ref-239[239] viene messo accanto a Pietro il Grande (visto dal filosofo durante la visita dello zar a Parigi nel 1717) e Voltaire «rinnega quell'entusiasmo e quella simpatia; di qui il costante parallelo tra il re sognatore che ha trascinato la patria in una folle avventura conclusa con una grande rovina, e lo zar che lentamente, pietra su pietra, ha creato la grandezza moscovita».cite-ref-240[240] Voltaire all'inizio descrisse Pietro come una persona contradditoria la cui "la brutalità nei suoi piaceri, la ferocia nei suoi costumi, la barbarie nelle sue vendette, si mescolano a tante virtù. Educò i suoi popoli, ed era lui stesso selvaggio"cite-ref-241[241], elogiando le aspirazioni dei popoli scandinavi e mwcfiucraini. In seguito lodò Pietro descrivendolo come un monarca illuminato del suo tempo, che usò la forza per modernizzare la Russia in senso mwcfmmeritocratico e razionale, come ai suoi tempi la sua corrispondente mwcfqCaterina II, divergendo dall'opinione di mwcfuRousseau e mwcfyMontesquieu e in parte di mwcfcDiderot sull'mwcfgimpero russo.cite-ref-242[242]cite-ref-243[243]cite-ref-244[244].

Accuse di razzismo, eurocentrismo e altre critiche

La filosofia, per Voltaire, deve essere lo spirito critico che si oppone alla tradizione per discernere il vero dal falso, bisogna scegliere tra i fatti stessi i più importanti e significativi per delineare la storia delle civiltà. In conseguenza Voltaire non prende in considerazione i periodi oscuri della storia, ovvero tutto ciò che non ha costituito cultura secondo l'Illuminismo, ed esclude dalla sua storia "universale" i popoli mwcgcbarbari, che non hanno apportato il loro contributo al progresso della civiltà umana.

Per di più, Voltaire era uno dei pochi sostenitori del mwcgkpoligenismo nel XVIII secolo, affermando che Dio ha creato separatamente gli uomini di "razze" o "specie" diverse: nel suo "Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni" ebbe a scrivere: "mwcgoChecchè ne dica un uomo vestito di un lungo e nero abito talare [il prete N.d.A.]mwcgs, i bianchi con la barba, i negri dai capelli crespi, gli asiatici dal codino, e gli uomini senza barba non discendono dallo stesso uomo». Il filosofo considerava i bianchi mwcgw«superiori a questi negri, come i negri alle scimmie, e le scimmie alle ostriche»". Nel XX e XXI secolo, alcuni storici hanno legato il poligenismo filosofico di Voltaire ai suoi investimenti materiali nel commercio coloniale, ad esempio nella mwcg0Compagnia francese delle Indie orientali.cite-ref-245[245]cite-ref-246[246]

Emblematici, tra i passi di certa attribuzione, alcune tesi del mwchcTrattato di Metafisica (1734)cite-ref-247[247], in cui chiaramente esprime la sua tesi sull'inferiorità della razza "negra", che avrebbe avuto origine da amplessi tra uomini e scimmie, riprendendo le tesi di molti scienziati dell'epoca; allo stesso modo come altri riteneva anormale l'mwchwomosessualità: nel mwch0Dizionario filosofico si esprime contro la mwch4pederastia, chiamata "amore socratico"cite-ref-248[248] (d'altro canto ebbe rapporti di amicizia, seppur burrascosi e intervallati da clamorosi litigi, con Federico II, che lo stesso Voltaire considerava avesse un orientamento omosessualecite-ref-249[249]); afferma anche l'inferiorità degli africani rispetto a mwcicscimmie, mwcigleoni, mwcikelefanti oltre che agli uomini bianchi. Espresse anche, pur deridendo e criticando spesso i gesuiti per il loro presunto regno in mwcioParaguay, un'opinione parzialmente positiva delle mwcisriduzioni, dove la compagnia istruiva e armava gli mwciwindios, in quanto così li sottraeva allo schiavismo, anche se asservendoli ad una mwci0teocrazia che eliminava il "buon selvaggio", in cui, peraltro, Voltaire non aveva molta fiducia, a differenza di Rousseau, anche se considerava gli uomini non contaminati come "migliori" e naturali, e non malvagi in origine, così come innocenti sono nell'infanzia.cite-ref-250[250]cite-ref-251[251]

Sullo schiavismo

Nel mwcjgSaggio sui costumi afferma di considerare gli mwcjkafricani inferiori intellettualmente, motivo per cui sono ridotti mwcjo"per natura" in mwcjsschiavitù, poiché, aggiunge, «un popolo che vende i propri figli è moralmente peggiore di uno che li compra».cite-ref-monde-150-1[150]cite-ref-252[252]

Maurizio Ghiretti, riprendendo mwckuLeon Poliakovcite-ref-253[253], ricorda anche che Voltaire è mwcko"azionista di una compagnia che commercia schiavi neri", e forse proprio in uno di questi traffici si trova beffato due volte da bianchi-usurai ebrei. Anche secondo un articolo della Société Voltaire, Voltaire investì direttamente 1000 sterline sulla nave Saint-Georges, partita nel 1751 alla volta di Buenos Aires, con scalo nel golfo della Guinea, un investimento che comprendeva quindi la tratta dei negri verso le Americhecite-ref-254[254].

Altri scrittori del XIX secolo come Jean Ehrardcite-ref-255[255]cite-ref-256[256]cite-ref-257[257] riportano che Voltaire tenne corrispondenza con i negrieri, anche se mwclwDomenico Losurdo ricorda che fu mwcl0John Locke a possedere azioni in una compagnia schiavista e non Voltaire.cite-ref-258[258]

Storici sia neutrali sia filo-illuministi giudicano tali affermazioni delle "leggende metropolitane" diffuse da falsari anti-illuministi e filo-clericali ottocenteschicite-ref-259[259], in particolare la presunta lettera dove Voltaire si complimenta con un armatore negriero di Nantes, non si trova nell'epistolario o nelle carte di Voltaire ma solo in un'opera del 1877 del falsario Jacquotcite-ref-260[260]. Esiste invece una lettera di Voltaire indirizzata all’armatore Montadouin, datata 2 giugno 1768, in cui il filosofo ringrazia l’armatore per aver dato il suo nome ad un vascello.cite-ref-261[261]

Come prova del fatto che Voltaire non fosse d'accordo con queste pratiche vengono portati anche alcuni passaggi dei suoi scritti in cui attacca la mwcnutratta degli schiavi e l'uso della schiavitù: nel mwcnyCommentaire sur l'Esprit des lois (1777) elogia mwcncMontesquieu per aver «chiamato obbrobrio questa odiosa pratica», mentre nel 1769 aveva espresso entusiasmo per la liberazione dei propri schiavi effettuata dai mwcngquaccheri, nelle mwcnkTredici Colonie dell'mwcnoAmerica del Nord.cite-ref-monde-150-2[150]. Inoltre Voltaire depreca la crudeltà e gli eccessi dello mwcn8schiavismo nel capitolo XIX di mwcoaCandido, in cui fa parlare delle sue disgrazie uno schiavo nero, il quale viene mostrato avere una mente razionale, umana e niente affatto "bestiale", mentre il protagonista Candido simpatizza decisamente per lui.

«Avvicinandosi alla città s'incontrarono in un negro disteso in terra, che non aveva che la metà del suo abito, cioè un par di braghe di tela azzurra; mancava a questo povero uomo la gamba sinistra, e la mano dritta. - Mio dio! gli dice Candido, che fai tu là, amico, in questo stato orribile in cui ti vedo? - Attendo il mio padrone il signor Vanderdendur il famoso negoziante, risponde il negro. - E questo signor Vanderdendur, dice Candido, ti ha conciato così? - Sì, signore, risponde il negro, quest'è l'uso: ci vien dato un par di brache di tela per vestito due volte l'anno: quando lavoriamo alle zuccheriere, e che la macina ci acchiappa un dito, ci si taglia la mano; quando vogliam fuggire ci si taglia la gamba; a questo prezzo voi mangiate dello zucchero in Europa. Intanto, allorchè mia madre mi vendè per dieci scudi patacconi sulla costa di Guinea, ella mi diceva: figliuol mio, benedici i nostri feticci, adorali tutti i giorni, essi ti faran vivere fortunato; tu hai l'onore d'essere schiavo de' nostri signori i bianchi, e tu fai la fortuna di tuo padre e di tua madre. Ah! io non so se ho fatto la lor fortuna, so bene che essi non han fatto la mia: i cani, le scimmie, i pappagalli son mille volte meno disgraziati di noi. I feticci olandesi che mi han convertito, mi dicon tutte le domeniche che noi siamo tutti figli d'Adamo, bianchi e neri; io non sono genealogista, ma se quei predicatori dicono il vero noi siam tutti fratelli cugini; or voi converrete che non si possono usare tra parenti trattamenti più orribili.

- O Pangloss! grida Candido, tu non avevi pensato a questa abominevole circostanza; ed è pur cosa di fatto; bisognerà finalmente che io rinunzii al tuo ottimismo. - Che cos'è quest'ottimismo? dice Cacambo. - Ah, risponde Candido, è la maniera di sostenere che tutto va bene quando si sta male. Intanto versava lagrime riguardando il negro, e piangendo entrò in Surinam.»

(Voltaire, Candido, capitolo XIX, Ciò che accadde loro a Surinam e come Candido fece conoscenza con Martino)

Inoltre pare che Voltaire, come altri illuministi, abbia stretto amicizia con mwcomAbram Petrovič Gannibal, militare russo-africano, ex schiavo nato probabilmente in mwcoqEritrea, servitore di Pietro il Grande e nonno di mwcouAleksandr Puškin, al tempo del suo soggiorno francese. cite-ref-262[262]cite-ref-263[263]

Nel finale del mwco8mwcpaTrattato sulla tolleranza (1763), rivolgendosi a Dio, Voltaire scrive al proposito dell'uguaglianza fra gli uomini:

«Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l'un l'altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda; fa' che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa' sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,

tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole, tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate, tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te, insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione. (...) Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! (...) Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace, ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante.»

Le posizioni di Voltaire su temi oggi detti di "mwcpmpoliticamente corretto" continuano a fare discutere, anche riguardo ai cosiddetti movimenti di mwcpqmwcpucancel culture.cite-ref-264[264]

Ebraismo

Voltaire è un convinto mwcpwantigiudaico. Alcuni brani del mwcp0Dizionario filosofico non sono affatto teneri verso gli mwcp4ebrei:

(francese)

«Article "Anthropophage"

:"Pourquoi les Juifs n'auraient-ils pas été anthropophages

? C'eût été la seule chose qui eût manqué au peuple de Dieu pour être le plus abominable peuple de la terre." Article «Juifs»

:"Vous ne trouverez en eux qu'un peuple ignorant et barbare, qui joint depuis longtemps la plus sordide avarice à la plus détestable superstition et à la plus invincible haine pour tous les peuples qui les tolèrent et qui les enrichissent. Il ne faut pourtant pas les brûler."»

(italiano)

«"Antropofago": Perché i giudei non sarebbero stati antropofagi? Questa fu la sola cosa che mancò al popolo di Dio per essere il più abominevole popolo della terra.

"Giudei": Voi non troverete in essi che un popolo ignorante e barbaro, che raggiunse dopo lungo tempo la più sordida avarizia e la più detestabile superstizione e il più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono. Ma non per questo bisogna mandarli al rogo.cite-ref-266[266

Sempre nella stessa voce:

«Sono l'ultimo di tutti i popoli fra i musulmani e i cristiani, ma credono di essere il primo. Questo orgoglio nella loro umiliazione è giustificato da un argomento senza risposta; il fatto che in realtà sono i progenitori sia dei cristiani che dei musulmani. Il cristianesimo e l'islam riconoscono l'ebraismo come loro "madre" e per una singolare contraddizione entrambi hanno nei suoi confronti rispetto misto ad orrore... da quanto risulta dalla Storia gli Ebrei sono quasi sempre stati o randagi, o ladri, o schiavi, o sediziosi e ancora ai giorni nostri vagabondano per la terra, con sommo orrore degli uomini, di modo che sia il cielo sia la terra che tutti gli uomini sembrano essere stati creati solo per loro vantaggio (...) il mio amore per te è più di una semplice parola... abbiamo strappato a forza con i denti per farci dare il tuo denaro... ancora ti permettiamo in più di una città la libertà di respirare l'aria; abbiamo sacrificato al tuo

Yahweh

in più di un regno; abbiamo bruciato olocausti. Perché io non voglio, nel tuo esempio, nascondere il fatto che abbiamo offerto a Dio sacrifici umani di sangue?»

Nella voce "Stati e governi" vengono definiti "un'orda di ladri e usurai". Tuttavia, nonostante la sua virulenza antigiudaica, non possiamo dire che Voltaire fosse completamente mwcq8antisemita: in altre occasioni considera gli ebrei meglio dei cristiani, poiché più tolleranti in campo religioso.

«È con rammarico che parlo degli ebrei. Questa nazione è, per molti versi, la più detestabile che abbia mai contaminato la terra (...) ma cosa devo dire a mio fratello l'Ebreo? Gli offro la cena? Si! (...) Né gli

egiziani

, né gli stessi giudei, cercavano di distruggere l'antica religione dell'Impero; non correvano per le terre e per i mari a far proseliti: pensavano solo a far quattrini. Mentre è incontestabile che i cristiani volevano che la loro fosse la religione dominante. Gli ebrei non volevano che la statua di

Giove

stesse a

Gerusalemme

; ma i cristiani non volevano ch'essa stesse in

Campidoglio

.

San Tommaso

ha il coraggio di confessare che, se i cristiani non detronizzarono gli imperatori, fu solo perché non ci riuscirono.»

(Dizionario filosofico, Tolleranzacite-ref-referencee-154-2[154])

e nei capitoli XII e XIII (quest'ultimo intitolato mwcryEstrema tolleranza degli ebrei) del mwcrcmwcrgTrattato sulla tolleranza arriva anche ad elogiarli in partecite-ref-267[267]:

«È vero che, nell'

Esodo

, nei

Numeri

, nel

Levitico

, nel

Deuteronomio

, ci sono delle leggi severissime sul culto, e dei castighi ancora più severi. (...) Mi pare sia abbastanza evidente nelle Sacra Scrittura che, malgrado la punizione straordinaria ricevuta dagli ebrei per il culto di

Apis

, essi conservarono a lungo una libertà totale: può anche darsi che il massacro di ventitremila uomini che fece

Mosè

per

il vello

eretto da suo fratello, gli abbia fatto capire che con il rigore non si otteneva nulla, e che fosse stato obbligato a chiudere un occhio sulla passione del popolo per gli dei stranieri. (...) Lui stesso sembra presto trasgredire la legge che ha dato. Aveva proibito qualsiasi simulacro, tuttavia eresse un

serpente di bronzo

. La stessa eccezione alla legge si ritrova poi nel

tempio di Salomone

: questo principe fa scolpire dodici buoi a sostegno della grande vasca del tempio; nell'arca sono posti dei cherubini; hanno una testa di aquila e una testa di vitello; e con ogni probabilità fu questa testa di vitello mal fatta, trovata nel tempio dai soldati romani, che fece a lungo credere che gli ebrei adorassero un asino. Il culto degli dei stranieri è proibito invano;

Salomone

è sicuramente

idolatra


(Trattato sulla tolleranza, XII)

«E così, dunque, sotto Mosè, i

giudici

,

i re

, voi vedrete sempre degli esempi di tolleranza. (...) In poche parole, se si vuole esaminare da vicino l'ebraismo, ci si stupirà di trovarvi la più grande tolleranza tra gli orrori più barbari. È una contraddizione, è vero; quasi tutti i popoli si sono governati con delle contraddizioni. Felice quello che pratica dei costumi miti quando si hanno delle leggi di sangue!»

(Trattato sulla tolleranza, XIII)

Voltaire qui elogia la tolleranza pratica degli ebrei, a dispetto della loro religione "intollerante"; gli ebrei pacifici e secolarizzati hanno diritto di vivere tranquilli, ma non sarebbe così se seguissero alla lettera le prescrizioni religiose:

«Sembra che gli Ebrei abbiano più diritto degli altri di derubarci e di ucciderci: infatti, benché ci siano cento esempi di tolleranza nell'Antico Testamento, tuttavia vi sono anche esempi e leggi di rigore. Dio ordinò loro talvolta di uccidere gli idolatri, e di risparmiare solo le figlie nubili: essi ci considerano idolatri, e anche se noi oggi li tollerassimo, potrebbero bene, se fossero loro a comandare, non lasciar al mondo che le nostre figlie. Sarebbero soprattutto assolutamente obbligati ad assassinare tutti i

Turchi

, cosa ovvia; infatti i Turchi posseggono i territori degli Etei, dei

Gebusei

, degli

Amorrei

, dei Gersenei, degli Evei, degli Aracei, dei Cinei, degli Amatei, dei

Samaritani

. Tutti questi popoli furono colpiti da

anatema

: il loro paese, che si estendeva per più di venticinque leghe, fu donato agli Ebrei con successivi patti. Essi devono rientrare in possesso dei loro beni: i

maomettani

ne sono gli usurpatori da più di mille anni. Se gli Ebrei ragionassero così, è chiaro che non ci sarebbe altro modo di rispondere loro che mandandoli in galera.»

(Trattato sulla tolleranza, capitolo, XVIII, Gli unici casi in cui l'intolleranza è di diritto umano)

Altrove prende invece la difesa del cristianesimo delle origini (che altrove spesso critica), contro gli ebrei che lo diffamavano:

«Di tutte le opere prodotte dalla loro cecità, nessuna è così odiosa e stravagante come l'antico libro intitolato:

Sepher Toldos Jeschut

, disseppellito dal signor Wagenseil, nel secondo tomo della sua opera intitolata: Tela ignea ecc. È in questo Sepher Toldos Jeschut che si legge una storia mostruosa della vita del nostro Salvatore, fabbricata con tutta la passione e la malafede possibili. Così, per esempio, si è osato scrivere che un tale

Panther

o Pandera, abitante a Betlemme, si era innamorato di una

giovane donna

maritata a

Jochanan

. Egli ebbe da questo commercio impuro un figlio chiamato Jesua o

Gesù

. Il padre del bambino fu costretto a fuggire e si rifugiò a Babilonia. Quanto al piccolo Gesù, fu mandato a scuola; ma, aggiunge l'autore, ebbe l'insolenza di alzare la testa e di scoprirsi il capo davanti ai sacrificatori, invece di presentarsi davanti a loro a testa bassa e col viso coperto, com'era costume: arditezza che fu vivamente riprovata, e indusse a esaminare la sua nascita, che fu trovata impura ed espose ben presto il bimbo alla pubblica ignominia. Questo detestabile Sepher Toldos Jeschut era conosciuto fin dal II secolo:

Celso

lo cita con rispetto, e

Origene

lo confuta nel suo nono capitolo.»

(Dizionario filosofico, voce "Messia")

Siccome nelle lettere private e in altri testi (mwcsq«concludo dicendo che ogni uomo assennato, ogni uomo probo, deve avere in orrore la setta cristiana»cite-ref-268[268]), Voltaire è assai critico con il cristianesimo, non è chiaro se si tratti di finta ironia elogiativa nei confronti di esso, come appare anche nel mwcskTrattato sulla tolleranza e anche altrove nel mwcsoDizionario filosofico, dove parla della "nostra santa religione" in termini spesso sarcastici (anche perché essendo Voltaire un non cristiano appare strano che definisca Gesù "il nostro Salvatore").

Gli ebrei sono bersaglio di ironia anche nel mwctaCandido (in particolare per le loro presunte abitudini, come l'usura e l'avarizia, ma non per razzismo "biologico", Voltaire non considera gli ebrei "una razza", ma un popolo o un gruppo religioso) dove appare ad esempio un giudeo avaro e corrotto di nome don Issacar, benché si opponga con decisione alle persecuzioni contro di loro, e non da meno il parigino si espresse sui mwctecristiani (nel libro satireggiati ad esempio dalla figura del Grande Inquisitore, contraltare cattolico di don Issacar) e sugli mwctiarabi mwctmmusulmani, fatto che ha portato alcuni ad accusare Voltaire di mwctqantisemitismo o perlomeno di mwcturazzismo generico.cite-ref-269[269]

Peraltro, Voltaire citò anche con rispetto il filosofo ebreo mwctsMosè Maimonide. Più che di antisemitismo, sarebbe più giusto, secondo alcuni, parlare di mwctwantigiudaismo, in quanto Voltaire prende di mira principalmente quella che giudica la crudeltà e l'ignoranza della mwct0religione ebraica e di certa cultura giudaica, come fanno anche altri mwct4philosophes.cite-ref-270[270]

«Ben lungi dall’odiarvi, vi ho sempre compatiti (...) lungi dall’accusarvi, signori, io vi ho sempre guardati con compassione (...) tuttavia non bisogna bruciarli»

(Dizionario filosofico, "Giudei")

La studiosa di ebraismo mwcuuElena Loewenthal afferma che il testo della voce mwcuyJuifs, peraltro spesso espunto da numerose edizioni del mwcucDizionario e pubblicato anche come pamphlet singolo, lascia «stupiti, colpiti, delusi» pur riconoscendo l'assenza d'invettive proprie dell'antisemitismo, trattandosi perlopiù di riprese delle posizioni di filosofi mwcugromani come mwcukCicerone e di attacchi culturali e religiosi, non etnici. Però, quando Voltaire scrive sugli ebrei, secondo Loewenthal, l'astio va ben oltre la polemica antireligiosa, anche se il filosofo condanna esplicitamente i mwcuopogrom e i roghi d'ogni tempo; egli poi «propone agli ebrei di tornarsene in mwcusPalestina, idea che sarebbe piaciuta ai futuri mwcuwsionisti se non fosse accompagnata da sarcasmi come "potreste cantare liberamente nel vostro detestabile gergo la vostra detestabile musica"».cite-ref-271[271] Sempre nella voce mwcveGiudei, pare anche trattare con benevolenza gli mwcviebrei moderni, preferendoli ai cristiani, e distinguendoli dagli mwcvmebrei antichi, considerati "mostri di crudeltà e fanatismo" come i cristiani:

«Vi chiedo soltanto di lasciare due o tre famiglie ebraiche, per avviare, dalle parti del monte Krapack, dove abito, una piccola, utile attività commerciale. Perché se come teologi siete molto ridicoli (e noi anche), come commercianti siete molto intelligenti, e noi no. (...) Voi foste dei mostri di crudeltà e di fanatismo in Palestina, noi lo siamo stati nella nostra Europa: dimentichiamo tutto questo, amici miei. Se volete vivere in pace, imitate i Baniani e i Ghebri: sono molto più antichi di voi, sono dispersi come voi, come voi sono senza patria. I Ghebri soprattutto, che non sono altro che gli antichi Persiani, sono schiavi come voi, dopo essere stati per lungo tempo vostri padroni. Non aprono bocca: fate anche voi così. Siete degli animali calcolanti; sforzatevi di essere degli animali pensanti.»

(Dizionario filosofico, "Giudei")

In sostanza Voltaire tollera gli ebrei che si riconoscono nelle leggi dello Stato, e sostiene la tolleranza religiosa nei loro confronti, ma non li ama per nulla.cite-ref-272[272]

Islam

Voltaire, come espresse numerose opinioni mwcvwanticattoliche, oltre al suo noto mwcv0anticlericalismo, in coerenza con la propria filosofia deista mwcv4criticò anche l'Islam.cite-ref-273[273]cite-ref-274[274] Nel mwcwcSaggio sui costumi critica mwcwgMaometto e gli arabi (pur esprimendo qualche apprezzamento per alcuni aspetti della loro civiltà)cite-ref-275[275], già bersaglio, ad esempio nell'omonima opera teatrale mwcw0mwcw4Maometto ossia il fanatismo, nonché ebrei e cristiani. Nel mwcw8Dizionario filosofico parla del mwcxaCorano:

(francese)

«Ce livre gouverne despotiquement toute l'Afrique septentrionale du mont Atlas au désert de Barca, toute l'Égypte, les côtes de l'océan Éthiopien dans l'espace de six cents lieues, la Syrie, l'Asie Mineure, tous les pays qui entourent la mer Noire et la mer Caspienne, excepté le royaume d'Astracan, tout l'empire de l'Indoustan, toute la Perse, une grande partie de la Tartarie, et dans notre Europe la Thrace, la Macédoine, la Bulgarie, la Servie, la Bosnie, toute la Grèce, l'Épire et presque toutes les îles jusqu'au petit détroit d'Otrante où finissent toutes ces immenses possessions.»

(italiano)

«Questo libro governa dispoticamente tutta l'Africa settentrionale, dai monti dell'Atlante al deserto libico, tutto l'Egitto, le coste etiopiche sull'oceano per una profondità di seicento leghe, la Siria, l'Asia minore, tutti i paesi che si affacciano sul mar nero e il mar Caspio, fatta eccezione del regno di Astracan, tutto l'impero dell'Indostan, tutta la Persia, gran parte della Tartaria e nella nostra Europa la Tracia, la Macedonia, la Bulgaria, la Serbia, la Bosnia, tutta la Grecia, l'Epiro e quasi tutte le isole fino allo stretto d'Otranto dove finiscono questi immensi possedimenti.»

(Voltaire, ALCORAN, ou plutôt LE KORAN. dal Dizionario filosofico)

Critiche si trovano sparse anche nel mwcxmmwcxqCandido, in mwcxumwcxyZadig e nelle mwcxclettere a Federico II. Nel detto mwcxgSaggio sui costumi e lo spirito delle nazioni (mwcxkfrancese: mwcxoEssai sur les moeurs et l'esprit des nations), una panoramica dei popoli e delle nazioni senza il desiderio di scendere su dettagli statistici, Voltaire dedica:

• il mwcx0Capitolo VI ad mwcx4Arabia e a mwcx8Maomettocite-ref-276[276]
• il mwcyuCapitolo VII al mwcyyCorano ed alle leggi musulmanecite-ref-277[277]

Riguardo a mwcywMaometto dice:

«dopo aver ben conosciuto il carattere dei suoi concittadini, la loro ignoranza, la loro creduloneria e la loro predisposizione all'entusiasmo, si rese conto di potersi trasformare in un profeta. Si propone di eliminare il Sabismo, che consiste nel fondere insieme il culto di Dio con quello degli astri; il giudaismo detestato da tutte le nazioni, e che aveva grande presa in Arabia; infine il cristianesimo, che conosceva solo per gli abusi di diverse sette diffuse nei paesi limitrofi al suo.»

«È probabile che Maometto, come tutti gli entusiasti, violentemente colpito dalle sue stesse idee, prima le *carica* di buona fede e poi le fortifica con dei sogni tanto che prende in giro se stesso e gli altri e sostiene infine, con delle furbate indispensabili, una dottrina che credeva buona. [...e così] si trovò alla testa di quarantamila uomini presi nel suo entusiasmo»

«di tutti i legislatori che hanno fondato una religione, è l'unico che abbia diffuso la sua con delle conquiste. Altri popoli hanno imposto ad altre nazioni i loro culti con il ferro e con il fuoco; ma nessun fondatore di una setta è mai stato un conquistatore (...) Un mercante di cammelli provoca un'insurrezione nel suo villaggio. Alcuni miserabili seguaci si uniscono a lui; li convince che egli parla con l'arcangelo Gabriele; si vanta di essere stato portato in paradiso, dove ha ricevuto in parte questo libro incomprensibile, ognuna delle cui pagine fa tremare il buon senso; per seguire questo libro, egli mette a ferro e fuoco la sua terra; taglia la gola dei padri e rapisce le figlie; concede agli sconfitti di scegliere fra la morte e l'Islam. Nessun uomo può scusare cose del genere, a meno che non sia nato turco o la superstizione non abbia estinto il suo lume.»

La superiorità della ragione sui "popoli barbari"

Aspre critiche vengono da lui anche sui mwcagprussiani, sui mwcakfrancesicite-ref-279[279], definiti, "folli" (come del resto definì anche gli mwca4inglesi) e abitanti di un "paese dove le scimmie stuzzicano tigri"cite-ref-280[280], popolo a cui lui stesso apparteneva, consentendo di sfumare parte del cosiddetto razzismo voltairiano - che mai invoca stermini e sottomissioni di popoli, per quanto "inferiori" siano - nella derisione verso chi non utilizza i "lumi" della ragione o a quella verso i generici "barbari", atteggiamento eurocentrico tipico degli intellettuali e delle persone del suo tempocite-ref-281[281]cite-ref-282[282].

«...non c'è nazione più feroce di quella francese.»

(Dizionario filosoficocite-ref-283[283])

«Soltanto da persone illuminate può essere letto questo libro [

il Dizionario filosofico, ndr

]: l'uomo volgare non è fatto per simili conoscenze; la filosofia non sarà mai suo retaggio. Chi afferma che vi sono verità che devono essere nascoste al popolo non può in alcun modo allarmarsi; il popolo non legge affatto; lavora sei giorni la settimana e il settimo va al cabaret. In una parola, le opere di filosofia non son fatte che per i filosofi, e ogni uomo onesto deve cercare di essere filosofo, senza vantarsi di esserlo.»

(Introduzione al Dizionario filosoficocite-ref-284[284])

Voltaire simbolo dei Lumi

In generale Voltaire ha rappresentato l'mwcc0Illuminismo, con il suo spirito caustico e critico, il desiderio di chiarezza e lucidità, il rifiuto del fanatismo superstizioso, con una ferma fiducia nella ragione, ma senza inclinazioni eccessive all'ottimismo e alla fiducia nella maggior parte degli individui.cite-ref-285[285] A questo riguardo è esemplare il romanzo satirico mwcdiCandide (mwcdmmwcdqCandido, mwcdu1759), ove Voltaire si fa beffe dell'mwcdyottimismo filosofico difeso da mwcdcLeibniz. Egli infatti accusa violentemente l'ottimismo ipocrita, il "mwcdgtout est bien" e la cosiddetta mwcdkteoria dei migliori dei mondi possibili, perché fanno apparire ancora peggiori i mali di origine naturale e non, che sperimentiamo, rappresentandoli come inevitabili e intrinseci nell'universo. Ad esso oppone il vero ottimismo, ovvero la credenza nel progresso umano di cui la scienza e la filosofia illuminista si fanno portatori, anche se una minima parte di quei mali sono davvero intrinseci e occorrerà comunque sopportarli.cite-ref-calzolari-introduzione-224-1[224]cite-ref-286[286]

Voltaire "era un uomo che godeva sino in fondo della mondanità, con i suoi veleni e le sue delizie. Quello che pochi sanno è che dedicava, ogni anno, un giorno alla solitudine e al lutto: un giorno in cui si chiudeva in casa, rinunciando ad ogni commercio umano, per elaborare il lutto sino in fondo. E questo giorno era il 24 agosto, anniversario della mwce8notte di san Bartolomeo: un evento che il Nostro soffriva quasi fisicamente, perché simbolo degli effetti del fanatismo religioso, benedetto, a cose fatte, dalla gioiosa commozione del papa. A quanto sembra, Voltaire dedicava quel giorno all'aggiornamento di una sua personale statistica: quella dei morti nelle persecuzioni e nelle guerre di religione, arrivando, si dice, ad una cifra di circa 24/25 milioni".cite-ref-287[287].

A Voltaire si sono ispirati moltissimi intellettuali e politici successivi, vicini e lontani nel tempo, tra cui, anche in minima parte: mwcfkThomas Jefferson, mwcfoBenjamin Franklin, mwcfsMaximilien de Robespierrecite-ref-288[288], mwcgaBertrand Barère, il mwcgeMarchese de Sadecite-ref-289[289], mwcgyRestif de la Bretonnecite-ref-290[290], mwcgsHonoré de Mirabeau, mwcgwBaillycite-ref-291[291], mwcheCondorcet, mwchiCesare Beccaria, mwchmAlfiericite-ref-292[292], mwchgLeopardicite-ref-293[293], mwch0Marx, mwch4Kantcite-ref-294[294], mwcimThomas Paine, mwciqSchopenhauercite-ref-295[295], mwcikNietzschecite-ref-296[296], mwci4Victor Hugocite-ref-297[297], mwcjmBenedetto Crocecite-ref-298[298] e molti altri. Egli è citato criticamente in molte opere anti-rivoluzionarie, spesso attribuendogli posizioni estremiste che non ebbe mai (ad esempio ne mwcjgL'antireligioneria di mwcjkVittorio Alfieri, nella mwcjoBasvilliana di mwcjsVincenzo Monti, oltre che da mwcjwJoseph de Maistre). A Voltaire viene spesso attribuita la frase «Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», che però non è sua bensì di mwcj0Evelyn Beatrice Hall.cite-ref-299[299] mwckiGiuseppe Parini lo cita ironicamente in una strofa de mwckmmwckqIl giorno (ne mwckuIl mattino, scritto nel mwcky1763) definendolo "de la Francia mwckcProteo multiforme, / Voltaire troppo biasmato, e troppo a torto / Lodato ancor [...] maestro / Di coloro che mostran di sapere [...] Tu de la Francia onor, tu in mille scritti"cite-ref-300[300], in riferimento alla definizione data da mwckwDante del filosofo mwck0Aristotele "maestro di color che sanno" e all'attività mwck4poligrafica di Voltaire.

Cronologia

Di seguito viene riportata una cronologia riassuntiva della vita e delle opere di Voltaire:

Cinema

Un film sulla vita dello scrittore e filosofo francese, intitolato semplicemente mwcloVoltaire fu girato nel mwclw1933 da mwcl0John G. Adolfi; lo scrittore era in questo film interpretato dall'attore inglese mwcl4George Arliss e la trama piuttosto romanzata anche se ispirata al mwcl8caso Calas.

La figura di Voltaire appare in altri film e serie televisive ambientate nella sua epoca, come la serie mwcmemwcmiFridericus-Rex-Filme, la docu-fiction mwcmmLuigi XVI - L'uomo che non voleva essere re, e in mwcmqJeanne Poisson, Marquise de Pompadour del mwcmu2006, miniserie svizzera-francese in due parti sulla vita della Pompadour, in cui Voltaire è interpretato dall'attore franco-polacco Jean-François Dérec. Nel 2021 è stata anche girata una serie franco-belga in 4 episodi sulla vita di Voltaire dal 1694 al 1730 intitolata mwcmcLes Aventures du jeune Voltaire.

Diversi film furono inoltre tratti dalle sue opere, in particolare dal mwcmkmwcmoCandido.

Commemorazioni

• La cittadina di Ferney, dove ha abitato, si chiama oggi in suo onore mwcniFerney-Voltaire.
• A Voltaire è stata dedicata una moneta commemorativa da 5 mwcnqfranchi francesi, emessa nel 300º anniversario della sua nascita.
• Numerosa è anche la toponomastica dedicata a lui, come il celebre mwcnyboulevard Voltaire di mwcncParigi, la mwcngstazione sua omonima nella mwcnkmetropolitana della capitale francese e la via Voltaire di mwcnoRoma.
• Il mwcnwcabaret Voltaire fu un locale d'intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali, fondato a mwcn0Zurigo il 5 febbraio 1916 dal regista teatrale mwcn4Hugo Ball e da mwcn8Emmy Hennings. Considerato la culla del mwcoadadaismo, da alcuni anni ha riaperto come mwcoecabaret.
• L'mwcomanarchica e attivista mwcoqstatunitense mwcouVoltairine de Cleyre fu chiamata così in omaggio a Voltaire; il padre era infatti un emigrante francese anticlericale, fervente ammiratore dell'illuminismo.
• Un mwcocasteroide, mwcog5676 Voltaire, è intitolato al filosofo.

Note

cite-note-11. mwco8mwcpaLuciano Canepari, mwcpemwcpiVoltaire, in mwcpmmwcpqIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwcpuISBNmwcpy 88-08-09344-1.
cite-note-22. Voltaire sosteneva di essere nato in realtà a mwcpsChâtenay-Malabry il 20 febbraio 1694
cite-note-33. mwcp8mwcqamwcqeVoltaire, su mwcqitreccani.it. mwcqmURL consultato l'8 gennaio 2014.
cite-note-44. mwcqcmwcqgmwcqkVoltaire. Lo scandalo dell'intelligenza, introduzione, su mwcqoibs.it. mwcqsURL consultato l'8 gennaio 2014.
cite-note-55. mwcq8mwcraVoltaire, Dizionario filosofico,mwcri voce Superstizione, Tolleranza.
cite-note-66. mwcrymwcrcmwcrgVoltaire, su mwcrkhomolaicus.com. mwcroURL consultato l'8 gennaio 2014.
cite-note-77. Ricardo J. Quinones, mwcr4Erasmo e Voltaire. Perché sono ancora attuali, Armando editore, 2012, pag. 38, nota 5; disponibile su Google libri
cite-note-88. mwcsimwcsmVoltaire, Dizionario filosofico,mwcsu voce Prete; voce Religione.
cite-note-99. mwcskmwcsomwcssVoltaire e Rousseau protagonisti della rivoluzione, su mwcswospitiweb.indire.it. mwcs0URL consultato l'8 gennaio 2014.
cite-note-1010. "Annamaria Battista ha documentato come l'antienciclopedismo di Robespierre avesse indotto quest'ultimo a bollare «con brutalità incisiva Diderot, D'Alembert e Voltaire come "intriganti ipocriti", implacabili avversari del grande Rousseau» e come ciò sia riconducibile al "materialismo" della posizione degli enciclopedisti al quale Robespierre contrapponeva la "religiosità" rousseauiana" in Giuseppe Acocella, mwctePer una filosofia politica dell'Italia civile, disponibile su Google books
cite-note-1111. mwctumwctymwctcIntroduzione a mwctgIl caso de La Barre, lettera di Voltaire a Cesare Beccariamwctk, su mwctoibs.it. mwctsURL consultato l'8 gennaio 2014.
cite-note-1212. Lo stile ironico e polemico di Marx e Voltaire sono spesso stati messi a confronto; esempio: «Egli unisce in sé lo spirito più mordace con la più profonda serietà filosofica: immaginati Rousseau, Voltaire, d'Holbach, mwct8Lessing, mwcuaHeine e mwcueHegel fusi in una sola persona… ecco il dottor Marx» (Moses Hess a Berthold Auerbach, 1841)
cite-note-1313. Nella sua fase detta "illuministica", Nietzsche dedica a Voltaire il libro mwcuumwcuyUmano, troppo umano.
cite-note-1414. mwcuomwcusmwcuwLorenzo Giusso, mwcu0Voltaire, in Enciclopedia Italiana (1937).: nella voce viene accolta l'ipotesi, affermando esplicitamente che Voltaire nacque a Parigi il 20 febbraio 1694
cite-note-1515. mwcvemwcviDavidson 2010,mwcvm pagg. 1-2.
cite-note-1616. F. Jacob, mwcvcVoltaire, Paris 2015, pp. 14-15.
cite-note-homolaicus-1717. mwcvsmwcvwmwcv0mwcv4mwcv8L'illuminato Voltairemwcwa.
cite-note-1818. Andrea Calzolari - Introduzione a mwcwqCandido edizioni Oscar Classici Mondadori
cite-note-1919. René Pomeau, Voltaire en son temps, t. I, p. 23.
cite-note-2020. F. Jacob, cit., pp. 19-21.
cite-note-2121. F. Jacob, cit., p. 22-24. In una missiva dell'agosto 1735 a Tournemine, Voltaire espresse a lui e a Porée la propria riconoscenza per avergli insegnato a «amare la virtù, la verità e le lettere» («mwcw4 à aimer la vertu, la vérité et les lettres»); Voltaire, mwcw8Correspondance, Genève, Institut et Musée Voltaire, poi Oxford, Voltaire Foundation, 1968-1977, lettera D901.
cite-note-2222. F. Jacob, cit., pp. 24-25.
cite-note-2323. «mwcxyL'abbé de Chàteauneuf me mena chez elle, j'étais âgé d'environ 13 ans, j'avais fait quelques vers [...] », vedi mwcxc(mwcxgmwcxkFRmwcxo) Jean Orieux, mwcxsVoltaire, p.85, éd. Flammarion, 1966, Livre de Poche.
cite-note-2424. Per il valore del legato vedi Jean Orieux, mwcx8op. cit. La cronologia a p. 18 dà al legato un valore di 1000 mwcyafranchi del 1966 ma si tratta di un errore, il testo a p. 86 dice 2000 lire (10000 franchi) del 1966 precisa Orieux) e la lira dell'epoca è la lira tornese, il cui valore era di circa 0,38 grammi d'oro.
cite-note-2525. I. Davidson, mwcyqVoltaire: A Life, New York: Pegasus Books, 2010, p. 4.
cite-note-2626. R. Pearson, mwcygVoltaire Almighty: A Life in Pursuit of Freedom, New York-London: Bloomsbury, 2005, p. 24.
cite-note-2727. mwcywmwcy0mwcy4Petri Liukkonen, mwcy8Voltaire, pseudonyme de François-Marie Arouetmwcza mwcze(archiviato dall'mwcziurl originale il 17 febbraio 2015).
cite-note-2828. mwczymwczcDavidson 2010,mwczg pagg. 3-11.
cite-note-2929. Andrea Calzolari, Biografia di Voltaire dal Candido, Oscar Mondadori
cite-note-3030. mwcz8mwc0aDavidson 2010,mwc0e pagg. 12-20; 25-30.
cite-note-3131. La duchessa di Berry, vedova, era allora in avanzato stato di gravidanza - il padre del figlio era uno dei suoi amanti - e si era ritirata al castello de la Muette per partorire
cite-note-3232. Calzolari, Biografia nel Candido Mondadori
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cite-note-113113. Una spiegazione della circostanza - e del perché Voltaire tenesse tanto ad avere una sepoltura e delle esequie decorose - ricorre a un episodio che Voltaire stesso ricordò in alcune opere, tra cui anche il mwdzoCandido: la morte della sua giovane e carissima amica, l'attrice mwdzsAdrienne Lecouvreur, che, mwdzwscomunicata come tutti gli attori dell'epoca, fu sepolta in una fossa comune. Voltaire sarebbe stato ossessionato dall'idea di poter fare la stessa fine e avrebbe deciso infine di firmare una confessione di fede al fine di evitare una sepoltura indegna (all'epoca i funerali e i cimiteri erano esclusivo terreno della Chiesa). Nel mwdz0Candido Voltaire fa parlare il protagonista che inorridisce di sdegno per la sepoltura della Lecouvreur ai margini della strada, "nell'immondezzaio", in quanto chi era privo di funerale religioso non poteva avere una vera tomba e spesso veniva gettato in una fossa comune senza alcuna cerimonia né onore, in segno di disprezzo. Cfr.mwdz4mwdz8mwdaaLa filosofia di Voltaire: ride bene chi ride ultimo, su mwdaelorenzorotella.altervista.org. mwdaiURL consultato l'8 gennaio 2014 mwdam(archiviato dall'mwdaqurl originale l'8 gennaio 2014).
cite-note-114114. L'accademico spagnolo Carlos Valverde, nel 2005, trovò nel numero XII della rivista francese Correspondance Littéraire, Philosophique et Critique (1753-1793) la notizia di una di queste presunte professioni di fede di Voltaire del 2 marzo 1778, resa nella casa del marchese di Villete, alla presenza dell'abate Mignot, nipote di Voltaire, e del marchese Villevielle, tutti e tre firmatari, in qualità di testimoni, della conversione del filosofo e della sua confessione sacramentale di mano del sacerdote M. Gauthier. cfr. mwdagmwdakmwdaoCorrespondance Littéraire, Philosophique et Critique VOL. 12, avril 1778, pagg.87-88, su mwdasarchive.org. mwdawURL consultato l'8 gennaio 2014. e mwda0mwda4mwda8Correspondance littéraire, philosophique et critique. Tome 12 / par Grimm, Diderot, Raynal, Meister, etc.mwdba ; revue sur les textes originaux... par Maurice Tourneux avril 1778, pagg.87 e segg. su gallica.bnf, su mwdbegallica.bnf.fr. mwdbiURL consultato l'8 gennaio 2014. Inoltre, invece di riportare il nome di battesimo, François-Marie Arouet, il documento della presunta conversione riporta lo pseudonimo Monsieur de Voltaire, in teoria non valido per i registri ecclesiastici e civili. Ecco il testo riportato: mwdbm mwdbu«mwdbyCOPIE DE LA PROFESSION DE FOI DE M. DE VOLTAIRE, EXIGEE PAR M. L'ABBE GAUTHIER, SON CONFESSEUR. «Je, soussigné, déclare qu'étant attaqué depuis quatre jours d'un vomissement de sang, à l'âge de quatre-vingt-quatre ans, et n'ayant pu me traîner a l'eglise, et M. le curé de Saint-Sulpice ayant bien voulu ajouter à ses bonnes œuvres celle de m'envoyer M. l'abbé Gauthier, prêtre, je me suis confessé à lui, et que si Dieu dispose de moi, je meurs dans la sainte religion catholique où je suis né, espérant de la misèricorde divine qu'elle daignera pardonner toutes mes fautes; et que si j'avais jamais scandalisé l'Eglise, j'en demande pardon à Dieu et à elle. A signémwdbc : VOLTAIRE, le 2 mars 1778, dans la maison de M. le marquis de Villette. En presence de M. l'abbé Mignot, mon neveu, et de M. le marquis de Villevieille, mon ami.- L'ABBE MIGNOT, VILLEVIEILLE. Nous déclarons la présente copie conforme à L'original, qui est demeuré entre les mains du sieur abbe Gauthier, et que nous avons signé l'un et l'autre comme nous signons le present certificat. Fait à Paris, ce 27 mai 1778. - L'ABBE MIGNOT, VILLEVIEILLE. L'original ci-dessus mentionné a eté presenté a M. le curé de Saint-Sulpice, qui en a tiré copie. - L'ABBE MIGNOT, VILLEVIEILLE.»» [...] Letteralmente dice così: "Io, sottoscritto, dichiaro che avendo sofferto di un vomito di sangue quattro giorni fa, all'età di 84 anni e non essendo potuto andare in chiesa, il parroco di Saint Sulpice ha voluto aggiungere un'altra buona opera alle sue inviandomi a M. Gauthier, sacerdote. Io mi sono confessato con lui, e se Dio vuole, muoio nella santa religione cattolica nella quale sono nato, sperando dalla misericordia divina che si degnerà di perdonarmi tutte le mie mancanze, e che, se ho scandalizzato la Chiesa, chiedo perdono a Dio e a lei. Firmato: Voltaire, il 2 marzo del 1778 nella casa del marchese di Villete, in presenza del signor abate Mignot, mio nipote e del signor marchese di Villevielle". Firmano anche: l'abate Mignot, Villevielle. Si aggiunge: "dichiariamo la presente copia conforme all'originale, che è rimasto nelle mani del signor abate Gauthier, che abbiamo firmato, come firmiamo il presente certificato. In Parigi, il 27 maggio del 1778. L'abate Mignot, Villevielle". Che la relazione possa stimarsi come autentica lo dimostrerebbero altri documenti che si incontrano nel numero di giugno della medesima rivista, che non è per niente clericale certamente, perché era pubblicata da Grimm, Diderot ed altri enciclopedisti. mwdbg mwdbkArchiviatomwdbo il 6 marzo 2017 in mwdbsInternet Archivemwdbw.
cite-note-115115. Ad esempio nell'opera di Eduard Mennechet, pubblicata nel 1840 intitolata mwdceLe Plutarque Francais: vies des hommes et femmes illustres de la France (mwdcimwdcmmwdcqmwdcumwdcyLe Plutarque Francais: vies des hommes et femmes illustres de la France T.7 pag.131 (31 della biogr. di Voltaire) su archive.org.). L'articolo su Voltaire essendo di tono anticlericale, risulterebbe per tale ragione contraddittorio e non incisivo per dimostrare una supposta conversione. A pag. 31 del tomo settimo dell'opera, si riferisce come Voltaire, tornato a Parigi, dopo aver avuto una forte mwdccemorragia, facesse chiamare il sacerdote cattolico Gauthier al quale "...consegnò una dichiarazione affermante che voleva morire nella religione cattolica nella quale era nato, domandando perdono a Dio e alla Chiesa per le offese che poteva loro aver fatto...". Tale dichiarazione non è mai stata trovata. Il parroco di San Sulpicio, nella cui parrocchia Voltaire viveva, l'avrebbe giudicata tuttavia insufficiente visto chi l'aveva scritta e chi erano i testimoni. Successivamente, il filosofo, rimessosi, lasciò "la chiesa per il teatro" (mwdcgmwdckmwdcoibid. poco più sotto mwdcsMais Voltaire se sentit mieux et laissa l'église pour le théatremwdcw.).
cite-note-116116. I colloqui con Gauthier sarebbero continuati sino alla morte, avvenuta all'età di ottantatré anni, il 30 maggio 1778, dopo la quale il Gauthier, avrebbe riferito a un confratello che Voltaire ormai aveva perduto lucidità, cosa verosimile che rende ancor più discutibile una conversione che resta così, più che altro, una desiata presunzione.
cite-note-117117. mwddmmwddqDavidson 2010,mwddu pp. 460 e segg. riporta del rifiuto di Voltaire al sacerdote, come raccontato anche da Condorcet.
cite-note-118118. Stéphane Audeguy, mwddkIn Memoriam, Parigi, Gallimard, p. 9-10, ISBN 978-2-07-012319-3
cite-note-119119. mwdd4mwdd8mwdeaIan Davidson, mwdeeVoltaire in exile: the last years, 1753-1778, nel paragrafo riportato.
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cite-note-122122. Pare sia solo un aneddoto non verificato quello che vuole che rispondendo alla richiesta insistita del sacerdote di rinunciare al diavolo e a riconciliarsi con Dio, fece la famosa battuta spesso riportata: "Non è tempo di farsi nuovi nemici", cfr. mwdfymwdfcmwdfgVoltaire o della disavventura di essere più citato che letto. mwdfkURL consultato il 5 maggio 2019 mwdfo(archiviato dall'mwdfsurl originale il 26 marzo 2016)..
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cite-note-300300. O de la Francia Proteo multiforme, / Voltaire troppo biasmato, e troppo a torto / Lodato ancor, che sai con novi modi / Imbandir ne' tuoi scritti eterno cibo / Ai semplici palati, e se' maestro / Di coloro che mostran di sapere; / Tu appresta al mio Signor leggiadri studi / Con quella tua mwep0Fanciulla agli Angli infesta, / Che il grande mwep4Enrico tuo vince d'assai, / L'Enrico tuo che non peranco abbatte / L'Italïan mwep8Goffredo, ardito scoglio / Contro a la Senna d'ogni vanto altera. / Tu de la Francia onor, tu in mille scritti / Celebrata mweqaNinon, novella mweqeAspasia, / mweqiTaide novella, ai facili sapienti / De la mweqmGallica Atene, i tuoi precetti / Pur dona al mio Signore: e a lui non meno / Pasci la nobil mente, o tu ch'a Italia, / Poi che rapîrle i tuoi l'oro e le gemme, / Invidïasti il fedo loto ancora / Onde macchiato è mweqqil Certaldese, e l'mwequaltro / Per cui va sí famoso mweqyil pazzo Conte." (G. Parini, Il giorno, "Il mattino")

Bibliografia

Biografie

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• mweri(FR) René Pomeau, mwermVoltaire en son temps, 5 volumes, Oxford: Voltaire Foundation, 1985-1994.

• Vol. I. mweryD'Arouet à Voltaire, 1985.
• Vol. II. mwergAvec Madame Du Châtelet: 1734-1749, 1988.
• Vol. III. mweroDe la Cour au jardin, 1750-1759, (con Christiane Mervaud e altri), 1991.
• Vol. IV. mwerwEcraser l'Infâme, 1759-1770, (con Jean Balcou e altri), 1994.
• Vol V. mwer4On a voulu l'enterrer, 1770-1791, (con André Billaz e altri), 1994.

• Gustave Lanson, mwesaVoltaire, (nuova edizione a cura di René Pomeau), Parigi: Hachette, 1960.
• mwesiTheodore Besterman, Voltaire, traduzione di R. Petrillo, Collana I Fatti e le Idee n.224, Milano, Feltrinelli, 1971.
• mwesqJean Orieux, Voltaire. La sua vita, le sue opere, i suoi tempi, i suoi segreti, traduzione di Maria Vasta Tazzi, Collana I Marmi, Milano, Longanesi, I ed. 1971.
• mwesyTrevor Haydn Mason, Vita di Voltaire, traduzione di Anna Casini Paszkowski, Bari, Laterza, 1984.
• mwesgAlfred J. Ajer, Voltaire, Collana Universale Paperbacks, Bologna, Il Mulino, 2001.
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• mweto(EN) mwetsEvelyn Beatrice Hall, mwetwmwet0The Friends of Voltaire (1906). ISBN 1-4102-1020-0
• mweua(EN) Evelyn Beatrice Hall, mweueThe Life of Voltaire (1907). ISBN 1-4102-1346-3
• mweuq(EN) Evelyn Beatrice Hall (a cura di), mweuuVoltaire In His Letters (1919). ISBN 1-4102-1195-9
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• Cronk, Nicholas,THE SELFLESS AUTHOR: VOLTAIRE'S APOCRYPHA, Romanic Review, 103.3/4 (May-Nov 2012): 553-577

Studi sul pensiero filosofico

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• Paolo Casini, mwevwVoltaire, in mwev0Introduzione all'illuminismo, Roma-Bari: Laterza, 1973.
• Silvia Mattei, mwev8Voltaire et les voyages de la raison, Paris: Harmattan, 2010.
• mwewe(FR) André Versaille (a cura di), mwewiDictionnaire de la pensée de Voltaire par lui-même, Bruxelles: Editions Complexe, 1994.

Studi sul pensiero storico, religioso e politico

• mwewcFurio Diaz, Voltaire storico, Torino, Einaudi, 1958.
• mwewk(EN) Peter Gay, Voltaire's Politics. The Poet as a Realist, New Haven, Yale University Press, 1959.
• mwewsUlrich Im Hof, L'Europa dell'Illuminismo, Bari, Laterza, 2005.
• Gustave Le Brisoys Desnoiresterres, mwew0Voltaire e la società del XVIII secolo, Parigi, 1871-1876, ristampa Ginevra: Slatkine Reprints, 1967.
• Michard Legarde, mwew8XVIIIe siècle, Parigi: Bordas, 1965.
• mwexe(FR) Christiane Mervaud, mwexiVoltaire et Frédéric II: une dramaturgie des lumières, 1736-1778, Oxford: Voltaire Foundation, 1985.
• mwexq(FR) René Pomeau, mwexuLa religion de Voltaire, Parigi: Nizet, 1969.
• mwexc(FR) mwexgCharles Augustin de Sainte-Beuve, mwexkCauseries du lundi, Voltaire à Cirey, Parigi: Garnier, 1881.
• mwexsGuido Santato, mwexwAlfieri e Voltaire. Dall'imitazione alla contestazione, Firenze: Olschki, 1988.
• mwex4Sebastiano Timpanaro (a cura di), mwex8Osservazioni di Voltaire su "Il buon senso" del mweyabarone d'Holbach, Milano: Garzanti, 1985.
• mweyiPalmiro Togliatti, Su Voltaire, in Giulio Trevisani e Stefano Canzio, Il papato contro l'Italia, prefazione di Luciano Canfora, Milano, Nicola Teti Editore, 2008, ISBN 978-88-7039-025-4.
• mweyqFranco Venturi, mweyuSettecento riformatore, Torino: Einaudi, 1969-1979 (sei volumi).

Studi su Voltaire e la Massoneria

• mweyo(FR) Jean van Win, mweysVoltaire et la franc-maçonnerie sous l'éclairage des rituels du temps, Parigi, Ed. Télètes, 2012.

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Collegamenti esterni

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• citereftreccani-itVoltaire, François-Marie Arouet detto, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaLorenzo Giusso, VOLTAIRE, François-Marie-Arouet, de, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
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• mwezmAtelier Voltaire, Montesquieu.it, su montesquieu.it:.
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• mwezc(FR) Société Voltaire, su societe-voltaire.org:.
• mwezk(FR) Institut et Musée Voltaire, Genève, su ville-ge.ch. URL consultato il 10 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2009).
• mwezs(EN) Voltaire Foundation di Oxford, su voltaire.ox.ac.uk. URL consultato il 16 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2013).
• citerefsep-voltaire(EN) J. B. Shank, Voltaire, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.